Segue quanto ci racconta il figlio Giacomo.
Buongiorno Carmine, ti ringrazio per questo bel ricordo di mio padre: dal tuo articolo traspare, tra le altre cose, la nostalgia per un mondo semplice, fatto di persone vere, che non c’è più e che sempre più ci manca; non prendertela a male, però, se ti correggo alcune inesattezze: papà riporto’ una lesione al midollo spinale dopo essere stato sbalzato in aria dall’esplosione di una bomba durante il bombardamento dell’aeroporto militare di Eleusis (Grecia) da parte degli alleati anglo-americani del 28 settembre 1943: come altri suoi commilitoni era stato fatto prigioniero dagli ex alleati tedeschi, che in barba alle convenzioni internazionali impiegavano i prigionieri nei compiti più rischiosi. Dopo un breve ricovero all’ospedale di Atene fu deportato in Germania e per i due lunghi anni che seguirono la sua famiglia non ne seppe nulla; dopo sofferenze e vicissitudini d’ogni genere arrivò a casa, dove già lo davano per morto, il 17 giugno 1945. Nonostante la sua infermità riuscì negli anni successivi a costruirsi una solida posizione economica e, soprattutto, una famiglia. Non girava sempre in divisa: la indossava solo in alcune manifestazioni pubbliche; i gradi , le medaglie, l’iscrizione nel ruolo d’onore dell’Esercito Italiano furono riconoscimenti successivi. Dietro l’aspetto burbero che molti ricordiamo c’era un animo buono, che avrebbe volentieri cambiato tutte le medaglie e gli onori per una vita normale, ma che ha accettato con coraggio la vita che gli è toccata ed ha cercato di viverla al meglio.
Testo di Carmine Cecere
Foto Mugnano Antica

Buongiorno Carmine, ti ringrazio per questo bel ricordo di mio padre: dal tuo articolo traspare, tra le altre cose, la nostalgia per un mondo semplice, fatto di persone vere, che non c’è più e che sempre più ci manca; non prendertela a male, però, se ti correggo alcune inesattezze: papà riporto’ una lesione al midollo spinale dopo essere stato sbalzato in aria dall’esplosione di una bomba durante il bombardamento dell’aeroporto militare di Eleusis (Grecia) da parte degli alleati anglo-americani del 28 settembre 1943: come altri suoi commilitoni era stato fatto prigioniero dagli ex alleati tedeschi, che in barba alle convenzioni internazionali impiegavano i prigionieri nei compiti più rischiosi. Dopo un breve ricovero all’ospedale di Atene fu deportato in Germania e per i due lunghi anni che seguirono la sua famiglia non ne seppe nulla; dopo sofferenze e vicissitudini d’ogni genere arrivò a casa, dove già lo davano per morto, il 17 giugno 1945. Nonostante la sua infermità riusci’ negli anni successivi a costruirsi una solida posizione economica e, soprattutto, una famiglia. Non girava sempre in divisa: la indossava solo in alcune manifestazioni pubbliche; i gradi , le medaglie, l’iscrizione nel ruolo d’onore dell’Esercito Italiano furono riconoscimenti successivi. Dietro l’aspetto burbero che molti ricordiamo c’era un animo buono, che avrebbe volentieri cambiato tutte le medaglie e gli onori per una vita normale, ma che ha accettato con coraggio la vita che gli è toccata ed ha cercato di viverla al meglio.
RispondiEliminaGrazie mille Giacomo e scusa le mie inesattezze giacché ero sprovvisto di notizie, grazie ancora.
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