Mugnano, il personaggio: Biagio Migliaccio

Io me lo ricordo così, mai visto in abiti civili. Sotto quella divisa di certo c'era un'uomo che pochi hanno conosciuto, per noi ragazzi di Via Napoli, invece, era 'o suldato. Trasmetteva una tale austerità in quella palandrana che sembrava di gesso e quel petto appesantito da un numero imprecisato di medaglie, segno di riconoscimenti per chissà quali battaglie combattute di cui sarebbe interessante conoscere. Biagio Migliaccio, mugnanese di generazioni, era equiparato ai caduti di guerra, Capitano e Maggiore in ruolo d'onore. Fratello del salumiere detto Ciccio 'o russo e Ottaviano della macelleria in Piazza Dante. Si narra che il Capitano fu ferito gravemente alle gambe durante una battaglia non ben specificata, pertanto deambulava con l'aiuto di un bastone. Il militare era zio di Franco il tabaccaio, in quanto fratello del padre Nicola, il quale ha promesso che appena sarà possibile ci onorerà di qualche ricordo dello zio per farcelo conoscere meglio. Intanto, lo ricordiamo uscire dal palazzo di Via Napoli, dove appunto Franco ha il suo esercizio, fiero della divisa che indossava e ciò che rappresentava e ha rappresentato la sua vita segnata dal lavoro al servizio della patria.
Testo di Carmine Cecere
Buongiorno Carmine, ti ringrazio per questo bel ricordo di mio padre: dal tuo articolo traspare, tra le altre cose, la nostalgia per un mondo semplice, fatto di persone vere, che non c’è più e che sempre più ci manca; non prendertela a male, però, se ti correggo alcune inesattezze: papà riporto’ una lesione al midollo spinale dopo essere stato sbalzato in aria dall’esplosione di una bomba durante il bombardamento dell’aeroporto militare di Eleusis (Grecia) da parte degli alleati anglo-americani del 28 settembre 1943: come altri suoi commilitoni era stato fatto prigioniero dagli ex alleati tedeschi, che in barba alle convenzioni internazionali impiegavano i prigionieri nei compiti più rischiosi. Dopo un breve ricovero all’ospedale di Atene fu deportato in Germania e per i due lunghi anni che seguirono la sua famiglia non ne seppe nulla; dopo sofferenze e vicissitudini d’ogni genere arrivò a casa, dove già lo davano per morto, il 17 giugno 1945. Nonostante la sua infermità riusci’ negli anni successivi a costruirsi una solida posizione economica e, soprattutto, una famiglia. Non girava sempre in divisa: la indossava solo in alcune manifestazioni pubbliche; i gradi , le medaglie, l’iscrizione nel ruolo d’onore dell’Esercito Italiano furono riconoscimenti successivi. Dietro l’aspetto burbero che molti ricordiamo c’era un animo buono, che avrebbe volentieri cambiato tutte le medaglie e gli onori per una vita normale, ma che ha accettato con coraggio la vita che gli è toccata ed ha cercato di viverla al meglio.
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