mercoledì 1 aprile 2026

Il popolo contro tutte le discariche

Sono appena trascorsi 14 anni da quando il mondo civile di Napoli nord è quello dell'agro aversano intraprese una dura battaglia contro tutte le discariche dei rifiuti ma in special modo quella del Tirone a Marano di Torre Caracciolo e altre. La sensibilità a questo annoso problema fece alzare diverse barriere affinché in quei giorni i camion che sversavano ogni fetenzia si fermassero, giacché l'aria era ormai diventata torbida e irrespirabile. Ci furono campi di battaglia e politici contro politici, ma la novità fu quella della rivolta civile. Un numero incalcolabile di Associazioni e liberi cittadini combatterono sotto la stessa bandiera, quella della legalità, contro l'assillante problema dei rifiuti che per un decennio o forse più, aveva sottratto verde e qualità della vita, e che nessuno riusciva a risolvere. Le nostre strade erano ormai colme di sacchetti e puntualmente, al calar della sera, c'erano incendi in ogni dove. Una guerra che vide sul campo la continua lotta dei vigili del fuoco. Nel casertano per esempio si registravano centinaia di incendi al giorno, senza calcolare quelli di Napoli e provincia. Passavano mesi e anche le tavole rotonde, ma il problema sembrava non avesse via d'uscita, ed ecco che la gente a dimostrare per strada il proprio assoluto dissenso. Sul sagrato di san Biagio ci fu un incontro dei sindaci di Napoli nord i quali uniti decisero insieme di contestare l'immobilismo regionale. Trascorsero i giorni ed arrivarono quelli in cui furono rimosse le barricate di Vallesana, la Regione si attrezzò come ormai tutti sanno, lo sversamento selvaggio fu interrotto, i comuni si diedero da fare con la raccolta differenziata e finora sembra che proceda tutto alquanto nella norma, forse.


Foto di Maria Sarracino
Testo di Carmine Cecere 

martedì 31 marzo 2026

Un autolavaggio e un'armeria divennero locali parrocchiali

Un'armeria e un autolavaggio diventano locali della parrocchia, quando sul finire degli anni novanta del secolo scorso l'allora parroco don Mario Bellicose riesce ad acquisire le due attigue strutture. Locali necessari per le attività parrocchiali e soprattutto far sì che l'autolavaggio di Michele sloggiasse in quanto troppo vicino all'ingresso della sagrestia. Quante volte ho portato a lavare la mia prima autovettura, la mitica cinquecento, di colore rosso. L'esercizio era indiscussamente frequentato da quasi tutti i mugnanesi, avere un esercizio del genere sotto casa era una comodità per molti di noi, non di certo per chi frequentava la parrocchia, giacché il movimento di auto era notevole e a volte poteva essere anche pericoloso. Nel primo locale che si vede nella foto sulla destra vi era l'armeria dei Loira che chiuse i battenti prima dell'autolavaggio. I proprietari decisero di vendere e padre Mario li acquistò entrambi. La comunità parrocchiale cresceva e quei locali furono necessari, vi fu poi ubicata la Caritas, ma si svolgevano tante altre attività, anche ludiche e non solo religiose. E fu così che la storica armeria dei Loira e l'autolavaggio da tutti detto da Michele, sparirono per sempre.


Foto dei locali Caritas dove un tempo vi erano l'autolavaggio e l'armeria.

Testi di Carmine Cecere 

Maria Pia Brando, necessario un restauro

Non ricordo quando è stato effettuato l'ultimo restauro al simulacro della fondatrice del Sacro Cuore, ma, da come si presenta ora, credo che sia opportuno darsi da fare prima che degradi del tutto. Inaugurata negli anni cinquanta alla presenza del Cardinale Ursi, la statua domina la piazza da un settantennio circa. Quel marmo bianco che rappresenta colei che ha dato tanto ai poveri e alle sue orfanelle e alla cittadinanza, ha fatto compagnia a generazioni di scolari mugnanesi, inducendo in loro un doveroso rispetto. Se la memoria non mi inganna non ricordo che ci sia mai stato alcun oltraggio, né lasciato segni se non quelli del tempo e delle intemperie. Nelle mie frequenti escursioni ho notato il rigonfiamento dei marmi dei piedistalli, ma ci vorrebbe un controllo da parte di tecnici per valutarne le condizioni e non certo quello dettato dalle mie sensazioni e dall'affetto cresciuto col tempo nei riguardi della statua e quello che essa rappresenta per tutti noi mugnanesi.

Foto attuale della statua 2026


Testo di Carmine Cecere 

lunedì 30 marzo 2026

Mugnano, il gatto con le ali e tre code

Di storie fantastiche Mugnano ne ricorda poche e tra queste ce n'è una che all'inizio degli anni ottanta fece scalpore. Se vogliamo dirla alla De Andrè, accadde che, di bocca in bocca di strada in strada, volò la notizia in quanto a Mugnano, in Via Leopardi, una famiglia ospitava un gatto alquanto strano. Accorsero le autorità, con in testa il sindaco di allora, le forze dell'ordine, nonché i servizi veterinari d'ogni genere. Una folla di gente si aggirava nei dintorni della casa, tenuta lontana dai carabinieri. Si mossero supposizioni su supposizioni e si giocarono al lotto centinaia di lire, considerato che l'euro era ancora da venire. I media si recarono in loco, la TV diede la notizia e alcuni rotocalchi misero in stampa la strana novella. La storia andò avanti per giorni, un via vai di gente curiosa in processione pur di vedere e di capire di cosa si trattasse. Si sprecarono parole e trattati d'ogni filologia e coloro che erano affetti da ailurofilia furono finalmente soddisfatti quando un timido comunicato asserí che il povero micio era malformato. Tutto qui, non c'era nulla di fantastico, nulla di misterioso, nulla di romanzesco, solo una sfortunata faccenda di un gatto affetto da chissà quale malattia. Passarono ancora alcuni giorni, poi spenti i rifletterori tutto finì. Ne resta solo il ricordo di qualcuno, come quello dello scrivente.


Testi di Carmine Cecere