venerdì 29 maggio 2026

Mugnano, i lavori alla Cirino

Sorta negli anni settanta la scuola Media Cirino porta il nome del
sacerdote professore Luigi Cirino, il quale ebbe i natali a Mugnano nel 1827 e fu insigne latinista, trascorrendo la propria vita nel capoluogo campano. In seguito alla proposta del senatore Ambrogio Donini e Cesare Luporoni, in merito all'istituzione di una scuola media con l'obbligo di frequenza, si diede luogo alla Legge n°1859 del 31 dicembre 1962, la quale aboliva quella di Avviamento al lavoro e dava vita a una scuola media unificata ai fini di accedere a tutte le scuole superiori. Pertanto molte insegnati del Ritiro del Carmine, laddove già c'era la scuola media, furono assunte dallo Stato e Mugnano inaugurò la sua scuola media nel plesso di Via Sacro Cuore la cui denominazione fu dedicata appunto al Cirino. I lavori in corso (2026) procedono e voci traverse affermano che il plesso ritornerà a essere Scuola Secondaria di Primo Grado Luigi Cirino, nel linguaggio usuale Scuola Media. Nella foto sopra gli alunni della terza B, il primo in alto a destra è il sottoscritto.


I lavori alla Cirino in una 
Foto del 2026


Il professore sacerdote 
Luigi Cirino




Testo e foto di Carmine Cecere 

Mugnano, accadde oggi vent'anni fa

Erano le dieci del mattino di lunedì 29 maggio, quando dalla Chiesa SS. Alfonso e Luigi mosse lo squadrone dei carabinieri a cavallo percorrendo tutta Via Napoli fin giù piazza Municipio, nella quale era pronta la fanfara che intonava il canto degli italiani, ovvero l'inno d'Italia, accolto dagli applausi di un folla copiosa intorno al palchetto su cui le autorità presenti esternarono parole di apprezzamento e di commiato per l'inaugurazione della Associazione Nazionale carabinieri intitolata al giovane carabiniere Salvatore Nuvoletta, sorta in Via Chiesa. Presente il Generale Cagnazzo, il sindaco Onofaro di Qualiano, l'allora sindaco Daniele Palumbo, il papà della povera vittima e i fratelli tutti. La fanfara si esibì anche con altri brani, mentre la Piazza si riempiva sempre più. Si spesero parole e promesse, ma, purtroppo, l'associazione non visse più di un decennio.  


Testo e foto di Carmine Cecere 

giovedì 28 maggio 2026

Mugnano, in ricordo di Pasquale Frascogna

La macelleria sita in Via Chiesa, attigua alla parrocchia di San Biagio, in passato è sempre stata un salone di barbiere. Da alcune foto storiche, in una degli anni quaranta in particolare, si notano dei clienti seduti fuori in attesa e la sovrastante scritta "Salone" (foto sotto). Negli anni novanta il barbiere di turno era Pasquale Frascogna, una simpatica e affabile persona di cui ancora si racconta tra noi amici frequentatori di quel salone ogni qualvolta ci incontriamo. Pasquale conosceva bene il suo mestiere, possiamo dire che era tecnicamente preparato per ogni tipo di taglio, amava disquisire e tra un discorso e l'altro ridere a qualche battuta del simpatico di turno. Purtroppo un cattivo male lo portò via da questa vita e dalla sua cara famiglia. I clienti tutti, a malincuore, dovettero andare altrove.

Il salone in una foto
Degli anni '40


Testo e foto (2026) di Carmine Cecere 

Mugnano, la mattina tutti da Coraggio

Erano gli anni sessanta quando frequentavo le scuole elementari Sequino in Piazza suor Maria Pia Brando, e tutte le mattine, con l'odore proveniente dalle vicine campagne, mi recavo a scuola. Cartella in spalla e grembiulino nero, nella folta processione di bambini pressappoco della mia stessa età. All'epoca non c'erano né mamme né papà ad accompagnare noi figli a scuola, eravamo automaticamente autonomi. Auto che potevano impensierire ce ne erano poche e pertanto ci si andava senza alcuna preoccupazione. L'unica preoccupazione era data dai litigi tra noi ragazzi, ma ciò accadeva raramente. Sulla strada che ci conduceva all'Istituto, nell' attuale Via Roma, un tempo Via Sant'Aniello, vi era un locale alquanto particolare. Poteva essere una merceria ma non lo era, una dolciaria e nemmeno poteva dichiararsi tale. Fatto sta' che ogni mattina innanzi quel negozio c'era una fila di bambini ad attendere il proprietario turno per acquistare le varie leccornie che vendeva. L'uomo dietro il piccolo bancone si chiamava Umberto Coraggio (parente di mio padre), il quale con una certa destrezza serviva i piccoli clienti che a spintoni acquistavano ogni tipo di caramelle, gli squisiti "Chicchirichì", che era una sorta di grosso bignè ripieno di panna, di "Ciuciu'" liquirizia e di penne a chi ne chiedeva una. Nella foto sopra il locale è quello con le porte marrone nel quale alcuni anni or sono vi era una salumeria. Ricordo ancora il frastuono che producevamo, qualche furbetto allungava le mani, ma l'occhio vigile di Coraggio scongiurava qualsiasi furto o altro. Non ricordo affatto quando chiuse i battenti, però so che a Coraggio subentrarono le nipoti che gestirono il negozio ancora per qualche anno e poi ci fu la chiusura definitiva.


Testo e foto (2026) di Carmine Cecere