lunedì 22 giugno 2026

Mugnano, il tempo in cui si cardava la lana

Chi non poteva permettersi il cardalana, la lana se la lavorava da sé, con l'aiuto delle vicine. Gruppi di cinque o sei donne volenterose a turno si aiutavano a cardare la lana dei materassi, quei grossi e massicci materassi di una volta. Con la venuta dell'estate iniziava un programma fitto di aiuti reciproci, tutte le donne di ogni palazzo si organizzavano nella corte e giù di mano ci si dava da fare iniziando con la lana e fino alla confezione delle bottiglie di pomodoro e succhi di frutta. Nei caldi meriggi si lavorava e si conversava, si parlava di tutto un po' e si rideva a più non posso. La lana rinsecchita si allargava con le sole mani e c'era chi prima la lavava mettendola ad asciugare al sole e dopo qualche giorno si procedeva a distenderla. Coloro che potevano impiegare qualche lira chiamavano 'o cardalano che con un attrezzo dentellato di chiodi effettuava ciò che le donne facevano con le sole mani. Mestiere antico e itinerante quello di cardare la lana, e nei mesi estivi si lavorava sempre. L'uomo azionava lo scardasso o il cardatore e pettinava la lana dei materassi e dei cuscini, altrimenti veniva fatta stessa cosa col solo uso delle mani delle donne e di bambine curiose che sembravano divertirsi.


Testo di Carmine Cecere 
Foto internet 

sabato 20 giugno 2026

Mugnano, il personaggio: Mimì Verrazzo detto Chinaglia

Nel pieno svolgimento dei mondiali di calcio 2026, non possiamo esimerci di ricordare il nostro concittadino, un bomber di razza come Mimì Verrazzo da tutti chiamato Chinaglia per la somiglianza con l'attaccante laziale Giorgio Chinaglia quando militava con la maglia celeste negli anni settanta. Gli stessi di quando il Verrazzo giocava nel Mugnano e riscuoteva successo per le sue capacità tecniche che lo portavano a fare gol a dismisura: un vero goleador. Operaio un' intera settimana con il suo lavoro di falegname, giacché era occupato presso l'azienda del professor Riviello, e la domenica campionissimo con i colori del Mugnano. Per vederlo giocare bisognava andare sempre fuori paese, poiché allora, Mugnano, non aveva il bellissimo stadio che ha adesso. Stessa cosa per la squadra del Club Napoli, una vita giocata sempre fuori casa, poiché l'Alberto Vallefuoco fu realizzato soltanto negli anni novanta, quando il bel calcio mugnanese non esisteva più, né tantomeno i suoi fuori classe come Vecchione e appunto il Chinaglia nostrano. Nella foto sopra Domenico Verrazzo sul campo del Piscinola.



Testo e foto di Carmine Cecere 

Mugnano, in via Deledda restaurata l'edicola del Volto Santo

Nell'anonima Via Deledda che è solo una strada adibita per lo più a parcheggio auto, è evidente una vecchia edicola dedicata al Volto Santo, del tutto privata, ma pubblica al culto di quanti le passano davanti. Consumata dal tempo e dalle intemperie, i proprietari Iodice, in questi giorni, hanno dato luogo al suo restauro delegando il maestro Renato Morrone originario di Marano ma residente in Mugnano il quale ha ripreso le linee originali della cappella rispettando il profilo di sempre. A giorni avverrà l'inaugurazione e la benedizione dell'immagine i cui fedeli di sicuro ne saranno contenti. Nella foto sopra il maestro è a destra e sulla sinistra l'aiutante occasionale Enrico Nuvoletta.


L'opera completata



Testo e foto di Carmine Cecere 

venerdì 19 giugno 2026

Mugnano e la vicina Calvizzano

In questo scatto stupendo (clicca sulla foto per ingrandirla) non si vedono solo tre uomini, ma alle loro spalle c'è un mondo che ora non esiste più, e scusate la retorica. Stiamo parlando dell'incrocio di Mugnano e Calvizzano, dove a destra c'è Villa Vulpes e a sinistra, dove si nota quella colonna, iniziava la proprietà dei conti Mirabelli, di fronte dove adesso c'è un bar. A destra, incastonati nel basolato, si intravedono i binari del tram che dal Capoluogo campano raggiungeva Giugliano passando, ovviamente, per Villaricca. La prospettiva dell'immagine è da Marano verso Calvizzano. Sullo sfondo, invece, sono visibili gli alti pini della antica pineta sul lagno il cui tratto proseguiva fin verso Qualiano. La foto dovrebbe essere degli anni quaranta o giù di lì; dei tre uomini, invece, conosciamo solo il nome di quello al centro: si chiamava Gaetano Liccardo ed era di Mugnano, degli altri due, purtroppo, non abbiamo i nomi. È probabile che il giorno in cui avvenne lo scatto sia di domenica, giacché a quell'epoca, per raggiungere la citta maranese, si passava per Calvizzano, anziché percorrere l'isolata Via Napoli e idem per l'attuale Corso Europa, allora Santa Maria a Cubito. Un altro indizio ce lo danno i vestiti indossati, alquanto composti e di una certa foggia. Ed è probabile che la comitiva fosse formata da quattro e non solo dai tre che si evincono nello scatto, considerando che sicuramente dietro la macchina fotografica ci fosse il quarto amico e che insieme si stessero recando per una passeggiata a Marano.


Testo di Carmine Cecere 
Foto di Giovanna Liccardo, nipote del Gaetano.