mercoledì 17 giugno 2026

Mugnano, addio alla trattoria "'O Cancellino"

Triste e abbandonato se ne sta in questa foto uno storico locale mugnanese. In questa trattoria, oltre mezzo secolo fa si festeggiavano matrimoni e ogni sorta di evento. Un tempo era circondato da grossi alberi di noci, fin verso Marano, era uno spettacolo. Clienti provenivano fin da Napoli, una volta preso il tram gli si scendeva proprio di fronte e circondati dal verde si pranzava con i tradizionali piatti rustici nostrani. Per raggiungere questo locale lo si poteva fare anche con la Piedimonte, giacché il tratto ferroviario le passava accanto. L'esercizio, a conduzione familiare, ha smesso di esistere e di ciò restano solo i ricordi di chi almeno una volta lo ha frequentato.


Testo di Carmine Cecere 
Foto Google Maps 2026

Mugnano: che fine ha fatto il Vabar?

La fine che fanno molti negozi a Mugnano. Che cos'era il Vabar, innanzitutto? Semplicemente un bar che primeggiava negli anni settanta, insieme ai citati Galdiero, Zannella e altri situati al centro del paese. Frequentato soprattutto dai giovani, giacché alle spalle di esso vi erano alcune sezioni della scuola Media Cirino che in quegli anni era in fase di costruzione in Via Murelle Bosco, così era denominata allora, Via Murelle Bosco, poiché un tempo, dal palazzo gentilizio dei Capece Minutolo, c'era un bosco fin verso Calvizzano. Ritornando al Vabar era gestito da un tal Mimmo Selvaggio il quale era un componente del gruppo musicale "La Strana Sensazione" capitanato da Carletto Calace. L'esercizio era situato in Via Napoli al civico 168, locali in cui negli anni si sono succedute una serie lunga di attività. Purtroppo, anche il Vabar nei primi anni ottanta o giù di lì serrò le saracinesche e un'altra realtà a favore dei giovani sparì.


Testo di Carmine Cecere 
Foto da Google Maps 2023

martedì 16 giugno 2026

Mugnano, il personaggio: Francesco Chianese

Ci uniamo al saluto di commiato del dottor Francesco Imperatore, giacché le sue impressioni e la stima nei riguardi del defunto Franco sono simili alle nostre e di seguito pubblichiamo quanto ha esposto.

"Oggi il nostro paese perde un volto che, nel bene e nel male, ha fatto parte della sua storia. Lo ricordo da bambino, quando andavo a fare la spesa per conto di mia madre nella sua salumeria in piazza. Per tanti anni quel negozio non è stato soltanto un'attività commerciale, ma un punto di riferimento, un luogo di incontro, una piccola istituzione conosciuta e frequentata anche da persone provenienti dai paesi vicini.
Aveva un carattere forte, a volte burbero, facilmente irascibile. Non era il tipo che cercava di piacere a tutti. Ma era una persona autentica, sincera e onesta. Uno di quelli che ti dicevano ciò che pensavano senza filtri. E chi ha avuto la fortuna di incontrarlo nelle giornate giuste sa bene che sapeva essere anche goliardico, spiritoso e capace di regalare una risata.
Come molti commercianti della sua generazione, ha visto cambiare il mondo intorno a sé. Ha assistito all'arrivo della grande distribuzione e alla trasformazione delle abitudini delle persone, pagando il prezzo di un'epoca che si chiudeva. Ma ancora prima di queste difficoltà, dovette sopportare una delle ferite più dolorose: la cattiveria gratuita di chi aveva aiutato. Per anni aveva dato fiducia e opportunità a persone che forse altrove non ne avrebbero trovate. Lo fece in buona fede, con la convinzione che tendere una mano fosse la cosa giusta da fare. Non sempre quella fiducia fu ricambiata.
Oggi, al di là dei difetti che ogni uomo porta con sé, voglio ricordarlo per ciò che era: una persona vera. Di quelle che non si costruiscono un personaggio, che non indossano maschere e che lasciano un segno nella memoria di una comunità.
Alla sua famiglia va il mio pensiero più sincero e le mie condoglianze.
Riposa in pace Ciccio".

La salumeria di Franco
in una foto di Google Maps 
2018




Testo di Francesco Imperatore 
Foto di Carmine Cecere 

sabato 13 giugno 2026

Mugnano e il Dazio

Lungo tutta la cinta daziaria del Comune di Mugnano vi erano quattro ingressi, presidiati giorno e notte dalle guardie daziarie: ogni porta era munita di sbarra e garitta, dentro la quale le guardie trovavano riparo la notte e durante le giornate uggiose. Una delle porte principali era quella di Via Napoli, detta appunto “Porta Napoli”, e si trovava un po’ più su dove è ubicata attualmente la croce dei missionari Passionisti. Un’altra, invece, si trovava sulla via Provinciale per Melito e un’altra ancora sulla strada per Calvizzano e quindi quella per Giugliano. Con la delibera n°47 del 1901 si nominarono, in via provvisoria, le guardie daziarie: «Cozzolino Federico, Napolano Antonio, Passarelli Domenico, Cipolletta Luigi, Vallefuoco Giovanni, Gargiulo Nicola, Cipolletta Benedetto, Passarelli Giuseppe e Cacciapuoti Saverio, i primi otto col salario mensile di lire trentadue ed il nono di lire ventidue, quanto cioè percepivano per lo passato, epperò intendendosi la loro nomina in linea provvisoria fino a che il Comune gestirà il dazio in economia e salvo in caso di appalto, i provvedimenti che intenderà a loro carico prendere l’appaltatore subentrante». Nella seduta di Giunta del 15 luglio del 1901 fu nominato capo ufficio daziario un certo Antonio Pagliara di Giacinto, poiché dai titoli presentati risultò il più idoneo. Gli venne accordato uno stipendio mensile di lire cinquanta. Mentre la nomina di capo guardia daziaria la ebbe Giannetti Giovanni di Luigi a cui fu accordato un assegno mensile di quaranta lire. In ausilio alle guardie daziarie vi erano le guardie campestri, il cui compito era quello di controllare l’intera linea daziaria che, a quei tempi, attraversava campi e boschi, favorendo l’ingresso illecito delle merci. Il dazio diede non pochi fastidi alle amministrazioni di quel tempo. Numerose furono le liti legali tra il comune e gli appaltatori, senza tralasciare le punizioni che subirono le guardie. Con la delibera n°140 del 1901 si attuarono provvedimenti disciplinari a carico degli agenti daziari Cipolletta Luigi fu Andrea e Passarelli Domenico, i quali furono sospesi dal servizio per cinque giorni e senza paga. La guardia Gargiulo Nicola, la notte del 10 dicembre 1901, permise il passaggio di carne macellata senza alcuna riscossione, pertanto venne sospeso dal soldo e dalle funzioni per un mese. Addirittura il capo ufficio si allontanò dal servizio recandosi, senza alcun permesso, a Casamicciola per il fine settimana, da dove inviò pure una cartolina al Sindaco Capece Minutolo il quale, vistosi irriso a tal punto, propose, al Consiglio comunale tutto, di votare per un’esemplare sospensione del soggetto. La tensione sembrava allentata quando l’esercizio daziario fu concesso in appalto, ma nel febbraio del 1904 i contadini scatenarono un vero tumulto in quanto stanchi di essere vessati dalle tante tasse. Nella delibera di Giunta n° 15 del 1903, seduta del sette marzo, si propose l’abolizione della cinta daziaria per favorire, quindi, gli scambi commerciali con i comuni del circondario già regolati a comuni aperti. L’esercizio del dazio fu sospeso, su tutto il territorio nazionale, nel 1930.


Testo di Carmine Cecere 
Foto Wikipedia - www.reportdifesa.it