martedì 12 maggio 2026

Mugnano, luoghi di un tempo: Parco Padre Pio

Da qualche decennio Parco Padre Pio (San Pio), negli anni settanta 'E palazzine 'e Via Napoli. Questo complesso abitativo si presentava logoro in tutti i suoi isolati, il cancello d'ingresso non c'era, le mura della recinzione erano fatiscenti, né tantomeno vi era la ringhiera. Di sicuro, e ricordo bene, c'era un fazzoletto di terra dove noi piccoli, affamati di pallone, giocavamo da mattina a sera, fin quando qualche condomino non veniva a sollecitare di sloggiare per il baccano che facevamo. Noi che abitavamo sul Ritiro, per raggiungere Via Napoli, attraversavamo un muro nel quale vi era una spaccatura che ci permetteva di passare dall'altra parte superando le palazzine e sbucando sulla strada principale del paese. All'epoca, proprio all'uscita delle palazzine, vi era la pompa di benzina della Esso di cui purtroppo non ricordo più i nomi dei proprietari. Ora, invece, le palazzine hanno tutto un altro aspetto, finanche i viali sono decorosi con la copertura di asfalto. Non entrano più estranei, i quali eravamo noi, e i plessi ristrutturati hanno dato all'insieme tutta un'altra immagine, oserei dire lussuosa. Ora il complesso si presenta in splendida forma e i condomini che un tempo erano giovani sono ormai quasi tutti attempati e di sicuro a questo luogo sono alquanto legati.


Testo e foto di Carmine Cecere


Mugnano, il personaggio: Enrico Nuvoletta

Enrico Nuvoletta, maranese di nascita (1953) e mugnanese di adozione. Giovane virgulto di una famiglia modesta e unita da profondi sentimenti. Nel 1971 si arruola nell'Arma dei carabinieri, svolgendo il corso di preparazione nella scuola allievi di Chieti. A fine corso viene assegnato alla Legione Carabinieri di Torino, presso il Nucleo Radiomobile fino al 1976, quando poi è trasferito, nel 1982 a Roma, all'Istituto "Sicurpena", entrando a far parte della scorta e guardia del corpo del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa nel periodo in cui questi è al comando di un nucleo per fare fronte al terrorismo rosso, e anche Enrico ne fece parte. Finita la battaglia contro le Brigate Rosse, il Generale è trasferito come Prefetto a Palermo per combattere il sistema mafioso. Purtroppo Enrico non lo seguirà, giacché in concomitanza con tale evento accadde che il fratello Salvatore, di stanza a Casal di Principe, anch'egli carabiniere, è barbaramente assassinato a Marano un giorno in cui era fuori servizio davanti al negozio del papà. Il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, in data 29 maggio 2003 attribuiva ai familiari del caduto la medaglia d'oro al merito civile. Intanto, Enrico, dal 1982 svolse poi servizio presso il nucleo SIOS della Marina Militare come vice Comandante fino al 1990. Nello stesso anno fu assegnato al Nucleo Informativo del Comando Provinciale di Napoli come addetto all'informazione, nel 2006 fu collocato a riposo. Dal 2009 istituisce a Mugnano la sede dell' Associazione Nazionale carabinieri intitolata al fratello Salvatore. Prese parte agli eventi sismici a L'Aquila e in Campania. Ha diretto, con gli altri fratelli, anch'essi carabinieri, un bene confiscato alla criminalità nel territorio di Marano di Napoli, realizzando una fattoria didattica la cui denominazione era dedicata al fratello caduto sotto i colpi della malavita. Ancora oggi collabora con Nando Dalla Chiesa e con l'Associazione Libera di don Ciotti. Di continuo è richiesta la sua partecipazione a manifestazioni in cui è trattato il tema delle vittime innocenti di mafia e camorra, divulgando ai giovani il sacrificio del fratello Salvatore. Enrico è un personaggio eclettico e in paese è apprezzato da tutti, tutti lo stimano, ma molti non sanno che è stato un servitore dello stato che ha combattuto prima il terrorismo, la mafia e la camorra poi. Vive nel paese di adozione, dove ha cercato di portare la sua esperienza di vita attraverso l'Associazione che ora purtroppo, qui a Mugnano, non esiste più. Il suo messaggio è quello dei fratelli vive in altre realtà, come a Trezzano sul Naviglio a Casal di Principe, Monte di Procida, Marano, Qualiano, Calvizzano, Cimitile, Giugliano, Casalnuovo, poi abbiamo la Compagnia dei Carabinieri di Marano di Napoli e in tante altre parti d'Italia ancora, affinché il caro fratello Salvatore non sia dimenticato, ma sia da esempio per quanti verranno in futuro.


Salvatore Nuvoletta, medaglia d'oro 


Testo di Carmine Cecere 
Foto di Enrico Nuvoletta 

domenica 10 maggio 2026

Mugnano, polo tessile e sartoriale

Nell'antichità Mugnano è stata un grande polo tessile a conduzione familiare con la canapa in primis, sartoriale poi. Si realizzavano, qui da noi, finanche il cordame per le navi borboniche, alcune famiglie per tali prerogative assumevano il soprannome di funari, come quelli che abitavano nel palazzo Capecelatro che avevano convertito, poi, la loro attività in salumeria. Nei primi anni del XX secolo il paese pullulava di sartorie, le ultime che ricordo sono quella di Rocco Sarnataro su al Ritiro, Di Carmine in piazza Dante e di un ultima in via De Gasperi 
di Geppino 'o sarto, papà del sindaco Sarnataro, figura storica che realizzava soprattutto abiti eleganti per uomo, sposi e non. Lasciò l'attività sul finire degli anni ottanta del '900, ma fu portata avanti da altri di cui non si hanno i nomi. Disseminate in città vi era anche un piccolo mondo di fabbrichette in cui si realizzavano divise militari ed erano composte da un numero rilevante di lavoranti. Ricordiamo quella di Giuseppe Di Stasio, soprannominato 'O pirchio e quella di Giovanni Mandara, detto 'O ferracavallo. Un mondo ormai finito, occasioni lavorative dissolte, altre invece convertite in nuove possibilità.


Testo di Carmine Cecere 
Foto tratta da Mugnano Antica 

venerdì 8 maggio 2026

Mugnano, palazzi storici: Brancaccio - Cirino

Palazzo del nobile Spasiano (Vespasiano) Brancaccio, di famiglia antichissima e prestigiosa, ascritta ai seggi di Nilo e Capuano. Risalente al IX secolo (Gregorius Brancatius), possessori di numerosi feudi con titoli di duchi e principi, vescovi e alti funzionari. Sito in Via Chiesa, in epoca moderna della famiglia Cirino, attiguo al fianco nord della Chiesa di san Biagio. Nella foto il portone d'ingresso la cui chiave di volta conclude con un mascherone. "Spesso questi mascheroni hanno una funzione apotropaica, ovvero servivano anticamente a scacciare gli spiriti maligni o a proteggere l'edificio. La raffigurazione grottesca o animalesca è comune nei centri storici di molte città italiane come Torino, Roma o Napoli. Generalmente sono realizzati in stucco, pietra o marmo, a seconda del periodo di costruzione. Sulla volta a botte dell' ingresso è rappresentata una figura femminile. La figura potrebbe rappresentare una virtù o un'allegoria astratta, talvolta accompagnata da motti come "Festina lente". Opere con decorazioni plastiche in stucco e pittura simili sono state attribuite a maestri del XVI secolo, come Federico Brandani. Il soffitto è decorato con un motivo a cassettoni, una tecnica architettonica comune per interni prestigiosi dell'epoca (Wikipedia)".

Il mascherone al centro
della chiave di volta 

Le decorazioni della
volta di ingresso 


Testi di Carmine Cecere