mercoledì 17 giugno 2026

Mugnano, quando si nasceva tra le mura di casa

Un tempo si nasceva tra le mura di casa. I parti avvenivano solitamente tra le proprie cose familiari, per tradizione e per necessità. Ciò è avvenuto fino agli anni settanta del XX secolo. C'era una figura emblematica, chiamata la "Mammana" o "Levatrice" ed era il personaggio chiave di una comunità, veniva anche chiamata, impropriamente, 'a Cummara. Non era un medico, né aveva altra qualifica inerente al ramo, ma era una semplice donna del paese con abbandonate esperienza che con passione aiutava a far nascere i bambini mugnanesi. Ce ne sono state diverse a Mugnano e tra le tante ricordiamo con questo post Francesca Capasso (in foto). La donna correva ad ogni richiesta, e immaginiamo che ciò avveniva quasi tutti i giorni. La Mammana arrivava e il marito e i figli della partoriente venivano fatti accomadore fuori casa, casa quasi sempre composta appena di una camera e un cucinotto, mentre il bagno era nel cortile del palazzo; le altre donne, invece, si davano da fare nell'aiutare colei che prendeva il parto. Con tutto l'occorrente pronto, ovvero pentole d'acqua calda e panni puliti d'ogni genere, giacché era usato nel momento propizio. Nato il pargolo, la levatrice recideva l'ombelico e batteva il culetto affinché si riprendesse. Tutto quanto avveniva nel letto matrimoniale, con lenzuola bianche e pulite. "La puerpera doveva rispettare un periodo di isolamento e riposo di 40 giorni (la cosidetta quarantena), durante il quale si seguivano diete specifiche (come il brodo di gallina) per non alterare il latte materno".


Testo e foto di Carmine Cecere 

Mugnano, addio alla trattoria "'O Cancellino"

Triste e abbandonato se ne sta in questa foto uno storico locale mugnanese. In questa trattoria, oltre mezzo secolo fa si festeggiavano matrimoni e ogni sorta di evento. Un tempo era circondato da grossi alberi di noci, fin verso Marano, era uno spettacolo. Clienti provenivano fin da Napoli, una volta preso il tram gli si scendeva proprio di fronte e circondati dal verde si pranzava con i tradizionali piatti rustici nostrani. Per raggiungere questo locale lo si poteva fare anche con la Piedimonte, giacché il tratto ferroviario le passava accanto. L'esercizio, a conduzione familiare, ha smesso di esistere e di ciò restano solo i ricordi di chi almeno una volta lo ha frequentato.


Testo di Carmine Cecere 
Foto Google Maps 2026

Mugnano: che fine ha fatto il Vabar?

La fine che fanno molti negozi a Mugnano. Che cos'era il Vabar, innanzitutto? Semplicemente un bar che primeggiava negli anni settanta, insieme ai citati Galdiero, Zannella e altri situati al centro del paese. Frequentato soprattutto dai giovani, giacché alle spalle di esso vi erano alcune sezioni della scuola Media Cirino che in quegli anni era in fase di costruzione in Via Murelle Bosco, così era denominata allora, Via Murelle Bosco, poiché un tempo, dal palazzo gentilizio dei Capece Minutolo, c'era un bosco fin verso Calvizzano. Ritornando al Vabar era gestito da un tal Mimmo Selvaggio il quale era un componente del gruppo musicale "La Strana Sensazione" capitanato da Carletto Calace. L'esercizio era situato in Via Napoli al civico 168, locali in cui negli anni si sono succedute una serie lunga di attività. Purtroppo, anche il Vabar nei primi anni ottanta o giù di lì serrò le saracinesche e un'altra realtà a favore dei giovani sparì.


Testo di Carmine Cecere 
Foto da Google Maps 2023

martedì 16 giugno 2026

Mugnano, il personaggio: Francesco Chianese

Ci uniamo al saluto di commiato del dottor Francesco Imperatore, giacché le sue impressioni e la stima nei riguardi del defunto Franco sono simili alle nostre e di seguito pubblichiamo quanto ha esposto.

"Oggi il nostro paese perde un volto che, nel bene e nel male, ha fatto parte della sua storia. Lo ricordo da bambino, quando andavo a fare la spesa per conto di mia madre nella sua salumeria in piazza. Per tanti anni quel negozio non è stato soltanto un'attività commerciale, ma un punto di riferimento, un luogo di incontro, una piccola istituzione conosciuta e frequentata anche da persone provenienti dai paesi vicini.
Aveva un carattere forte, a volte burbero, facilmente irascibile. Non era il tipo che cercava di piacere a tutti. Ma era una persona autentica, sincera e onesta. Uno di quelli che ti dicevano ciò che pensavano senza filtri. E chi ha avuto la fortuna di incontrarlo nelle giornate giuste sa bene che sapeva essere anche goliardico, spiritoso e capace di regalare una risata.
Come molti commercianti della sua generazione, ha visto cambiare il mondo intorno a sé. Ha assistito all'arrivo della grande distribuzione e alla trasformazione delle abitudini delle persone, pagando il prezzo di un'epoca che si chiudeva. Ma ancora prima di queste difficoltà, dovette sopportare una delle ferite più dolorose: la cattiveria gratuita di chi aveva aiutato. Per anni aveva dato fiducia e opportunità a persone che forse altrove non ne avrebbero trovate. Lo fece in buona fede, con la convinzione che tendere una mano fosse la cosa giusta da fare. Non sempre quella fiducia fu ricambiata.
Oggi, al di là dei difetti che ogni uomo porta con sé, voglio ricordarlo per ciò che era: una persona vera. Di quelle che non si costruiscono un personaggio, che non indossano maschere e che lasciano un segno nella memoria di una comunità.
Alla sua famiglia va il mio pensiero più sincero e le mie condoglianze.
Riposa in pace Ciccio".

La salumeria di Franco
in una foto di Google Maps 
2018




Testo di Francesco Imperatore 
Foto di Carmine Cecere