La rassegna è giunta agli sgoccioli e si concluderà con due racconti. Non ho voluto dimostrare di avere aspirazioni di poeta ma solo di allietare le vostre serate e mettere in qualche modo in subbuglio i vostri sogni e magari far nascere, all'indomani del risveglio, una semplice riflessione: sulla vita? Sull'amore? Boh! Non lo so. So solo che queste notti d'estate ho dormito poco, avevo solo voglia di scrivere e così è stato. Intanto, porgo un caro saluto a tutti voi e alla prossima volta.
Racconto
Il santo sbagliato
di Carmine Cecere (2022)
Vi siete mai domandati perché moltissimi miracoli o grazie richieste, ovviamente, ai santi che in paradiso sono al cospetto di Dio e vivono della
sua santa luce, non sono mai soddisfatti? Per anni implorate il santo cui vi
siete votati ma niente, neppure quando insistete passando in chiesa
continuamente tutti i giorni. Nemmeno quando introducete una monetina
e schiacciando un bottone accendete la candela elettrificata, e inginocchiati
per ore nello scranno innanzi al vostro preferito le rotule iniziano a
dolervi. Le richieste sono tante: le prime di sicuro riguardano la salute, le
seconde vertono sul lato economico e poi ci sono le varie.
Ognuno sceglie il proprio santo cui votarsi, perché magari è il santo
patrono del luogo in cui si vive; oppure secondo le proprie esigenze, o per
simpatia o perché indottrinato dai familiari o ancora perché è uno di quelli
che di miracoli ne fa o ne ha fatti diversi.
Di santi, annoverati dalla Chiesa, se ne contano all’incirca diecimila; ma
pochi sono i top player di un’ipotetica classifica. I più famosi venerati in
Italia sono: san Francesco d’Assisi, sant’Antonio da Padova, santa Chiara,
santa Rita, santa Caterina da Siena, sant’Ambrogio, san Gennaro, san
Nicola, san Benedetto da Norcia, san Pio da Pietrelcina e altri ancora.
Alcuni hanno una peculiare caratteristica e pertanto ogni fedele si vota
a secondo delle proprie necessità. Per esempio: a san Biagio si rivolge chi
ha mal di gola; i Vigili del fuoco, invece, invocano l’assistenza di santa
Barbara; i minatori chiedono grazie a san Vigilio; gli ingegneri, affinché
tutto vada bene, imprecano san Benedetto da Norcia; san Giorgio è
invocato contro la peste, la sifilide e le streghe.
San Giuseppe è il patrono dei lavoratori ma, ovviamente, è invocato
soprattutto dai disoccupati. Le mamme invocano sant’Antonio da Padova
essendo il protettore dei bambini; san Giuseppe da Copertino protegge gli
aviatori e i passeggeri di voli aerei. Santa Luisa di Marillac ascolta le
richieste di tutte le assistenti sociali, santa Eulalia, invece, è invocata dalle
partorienti. Santa Teresa d’Avila va in aiuto agli scrittori, agli orfani, ai
malati e persone pietose.
Ecco, ora veniamo a noi. Il problema di chi prega il suo favorito sta nel
fatto che bisogna conoscere in cosa questi è specializzato. In passato, i
nostri avi conoscevano per filo e per segno le capacità di qualsiasi servo
del Signore; purtroppo nel mondo attuale, dove le chiese sono sempre più
vuote, questo tipo di conoscenza si è alquanto affievolita, o molti non
hanno affatto cultura a riguardo. Ed è per questo che, probabilmente, le
molte grazie richieste non si realizzano mai. Accadde a un mio conoscente
di cui ometto il nome poiché, comunque, non lo conosce nessuno. Il
disgraziato viveva una vita ai margini della povertà o quasi; con problemi
economici rilevanti. Non sapendo come ovviare a ciò, si affidò al suo santo
eletto: san Francesco d’Assisi, affinché, questi, gli facesse vincere un bel
terno al lotto o un bel sei al SuperEnalotto.
Ogni mattina, prima di recarsi al lavoro, si fermava in parrocchia e,
dopo aver inserito la monetina magica, accendeva una stearica elettrica al
fraticello d’Assisi; raccomandandosi, con devozione, di fargli la grazia
quanto prima. Mi raccontò che per anni era andato in pellegrinaggio nei
luoghi frequentati dal monaco, e lui, sempre con la stessa incessante
devozione, andava a chiedere, con tutto l’ardore che può avere un
credente, al frate della Porziuncola che esaudisse la sua necessaria
supplica. Come poteva, però, il patrono d’Italia esaudire una simile
richiesta? Avrebbe dovuto fargli vincere milioni e milioni di euro, anzi lire
perché quando mi fu raccontato il fatto c’era ancora la lira. Proprio lui, lo
sposo di sora povertà, colui che aveva rinunciato a tutte le ricchezze di cui
disponeva, essendo l’unico figlio di Pietro di Bernardone ricco mercante
della medievale cittadina umbra.
Una richiesta impossibile da realizzarsi. Un giorno, nel confessarsi,
chiese al parroco il perché di tanta ostinazione da parte del santo. Era
convinto di essere stato alquanto petulante e per questo san Francesco si
fosse ormai stancato di ascoltarlo. Il prelato, ammiccando un sorriso, gli
spiegò che si era votato al santo sbagliato; che Francesco mai e poi mai lo
avrebbe arricchito se non di amore verso la povertà e i poveri, ragion per
cui era meglio tentare con un altro santo, magari san Matteo: protettore
dei banchieri.
(Sopra nella foto: San Matteo, di Bartolomé Esteban Murillo, 1650-1700, Olio su tela)

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