domenica 27 agosto 2023

Poesia di una notte di mezza estate - Racconto 1

La rassegna è giunta agli sgoccioli e si concluderà con due racconti. Non ho voluto dimostrare di avere aspirazioni di poeta ma solo di allietare le vostre serate e mettere in qualche modo in subbuglio i vostri sogni e magari far nascere, all'indomani del risveglio, una semplice riflessione: sulla vita? Sull'amore? Boh! Non lo so. So solo che queste notti d'estate ho dormito poco, avevo solo voglia di scrivere e così è stato. Intanto, porgo un caro saluto a tutti voi e alla prossima volta.

Racconto
Il santo sbagliato
di Carmine Cecere (2022)

Vi siete mai domandati perché moltissimi miracoli o grazie richieste, ovviamente, ai santi che in paradiso sono al cospetto di Dio e vivono della sua santa luce, non sono mai soddisfatti? Per anni implorate il santo cui vi siete votati ma niente, neppure quando insistete passando in chiesa continuamente tutti i giorni. Nemmeno quando introducete una monetina e schiacciando un bottone accendete la candela elettrificata, e inginocchiati per ore nello scranno innanzi al vostro preferito le rotule iniziano a dolervi. Le richieste sono tante: le prime di sicuro riguardano la salute, le seconde vertono sul lato economico e poi ci sono le varie. Ognuno sceglie il proprio santo cui votarsi, perché magari è il santo patrono del luogo in cui si vive; oppure secondo le proprie esigenze, o per simpatia o perché indottrinato dai familiari o ancora perché è uno di quelli che di miracoli ne fa o ne ha fatti diversi. Di santi, annoverati dalla Chiesa, se ne contano all’incirca diecimila; ma pochi sono i top player di un’ipotetica classifica. I più famosi venerati in Italia sono: san Francesco d’Assisi, sant’Antonio da Padova, santa Chiara, santa Rita, santa Caterina da Siena, sant’Ambrogio, san Gennaro, san Nicola, san Benedetto da Norcia, san Pio da Pietrelcina e altri ancora. Alcuni hanno una peculiare caratteristica e pertanto ogni fedele si vota a secondo delle proprie necessità. Per esempio: a san Biagio si rivolge chi ha mal di gola; i Vigili del fuoco, invece, invocano l’assistenza di santa Barbara; i minatori chiedono grazie a san Vigilio; gli ingegneri, affinché tutto vada bene, imprecano san Benedetto da Norcia; san Giorgio è invocato contro la peste, la sifilide e le streghe. San Giuseppe è il patrono dei lavoratori ma, ovviamente, è invocato soprattutto dai disoccupati. Le mamme invocano sant’Antonio da Padova essendo il protettore dei bambini; san Giuseppe da Copertino protegge gli aviatori e i passeggeri di voli aerei. Santa Luisa di Marillac ascolta le richieste di tutte le assistenti sociali, santa Eulalia, invece, è invocata dalle partorienti. Santa Teresa d’Avila va in aiuto agli scrittori, agli orfani, ai malati e persone pietose. Ecco, ora veniamo a noi. Il problema di chi prega il suo favorito sta nel fatto che bisogna conoscere in cosa questi è specializzato. In passato, i nostri avi conoscevano per filo e per segno le capacità di qualsiasi servo del Signore; purtroppo nel mondo attuale, dove le chiese sono sempre più vuote, questo tipo di conoscenza si è alquanto affievolita, o molti non hanno affatto cultura a riguardo. Ed è per questo che, probabilmente, le molte grazie richieste non si realizzano mai. Accadde a un mio conoscente di cui ometto il nome poiché, comunque, non lo conosce nessuno. Il disgraziato viveva una vita ai margini della povertà o quasi; con problemi economici rilevanti. Non sapendo come ovviare a ciò, si affidò al suo santo eletto: san Francesco d’Assisi, affinché, questi, gli facesse vincere un bel terno al lotto o un bel sei al SuperEnalotto. Ogni mattina, prima di recarsi al lavoro, si fermava in parrocchia e, dopo aver inserito la monetina magica, accendeva una stearica elettrica al fraticello d’Assisi; raccomandandosi, con devozione, di fargli la grazia quanto prima. Mi raccontò che per anni era andato in pellegrinaggio nei luoghi frequentati dal monaco, e lui, sempre con la stessa incessante devozione, andava a chiedere, con tutto l’ardore che può avere un credente, al frate della Porziuncola che esaudisse la sua necessaria supplica. Come poteva, però, il patrono d’Italia esaudire una simile richiesta? Avrebbe dovuto fargli vincere milioni e milioni di euro, anzi lire perché quando mi fu raccontato il fatto c’era ancora la lira. Proprio lui, lo sposo di sora povertà, colui che aveva rinunciato a tutte le ricchezze di cui disponeva, essendo l’unico figlio di Pietro di Bernardone ricco mercante della medievale cittadina umbra. Una richiesta impossibile da realizzarsi. Un giorno, nel confessarsi, chiese al parroco il perché di tanta ostinazione da parte del santo. Era convinto di essere stato alquanto petulante e per questo san Francesco si fosse ormai stancato di ascoltarlo. Il prelato, ammiccando un sorriso, gli spiegò che si era votato al santo sbagliato; che Francesco mai e poi mai lo avrebbe arricchito se non di amore verso la povertà e i poveri, ragion per cui era meglio tentare con un altro santo, magari san Matteo: protettore dei banchieri.

(Sopra nella foto: San Matteo, di Bartolomé Esteban Murillo, 1650-1700Olio su tela)

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