Abracadabra, in aramaico Abhadda kedhabhra dal significato “sparisci come questa parola”. Sarebbe bello se questa carne non fosse corruttibile ma pura, e tutto il male del mondo proprio in questo momento svanisse nel nulla e noi tutti con nuove facce e cuori diventassimo un'unica famiglia. Senza aggredirci, in totale rispetto l'uno per l'altro, senza causare dolori, disperazioni, senza portare più croci. Il Signore ci ha donato l'Eden di cui non siamo o non siamo stati degni. Poi è ritornato a parlarci d'amore, quello universale e noi l'abbiamo crocifisso. E lui dalla croce ha gridato la sua parola magica " Padre perdonali perché non sanno quel che fanno", l'abracadabra della rinascita, ma noi nemmeno stavolta l'abbiamo capito. Pino Daniele, come un pastore laico, poneva in essere i mali di questa città attraverso musiche sacre come il blues delle sofferenze dei fratelli neri, il rock aggressivo come le urla e la reprimenda di Cristo fatta fuori dal tempio diventato un mercato. Questo mondo non più l'Eden, ma un mercato di perdizione e l'abracadabra moderna non è altro che la parola amore, perché solo amando può svanire il male.
Abracadabra
di Carmine Cecere (1998)
E ci vendono
sogni incredibili,
Sogni che
non faremo mai.
Non saremo mai
Come Peter Pan.
E ci vendono
Mondi impossibili,
Occhi fragili
Di pubblicità,
Con poca anima
Che non volerà.
E abracadabra
Che mai sarà?
Vedo le facce
Di chi verrà.
E abracadabra,
Chi ci racconterà
Che dietro la vergogna
C'è anche la dignità.
E allora,
Apri gli occhi
E spalanca le braccia,
Sii un uomo
E no una minaccia.
E vivi, vivi.
Sull'asfalto blu
Tra stelle che
Sono sempre giù
Nella polvere
Che non fa respirare.
E tu stai lì,
In un sogno che
Non si libera,
Non si trasformerà
In vaga immagine
Di quello che sarà.
E abracadabra,
Seguo la strada
Laggiù in fondo
Che mai ci sarà.
Vergini fate,
Pallide streghe
E mille arcani
Nelle tue mani
E allora,
Apri gli occhi
E spalanca le braccia,
Leggo amore
Sulla tua faccia,
E grida, se vuoi gridare.

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