Un tempo si nasceva tra le mura di casa. I parti avvenivano solitamente tra le proprie cose familiari, per tradizione e per necessità. Ciò è avvenuto fino agli anni settanta del XX secolo. C'era una figura emblematica, chiamata la "Mammana" o "Levatrice" ed era il personaggio chiave di una comunità, veniva anche chiamata, impropriamente, 'a Cummara. Non era un medico, né aveva altra qualifica inerente al ramo, ma era una semplice donna del paese con abbandonate esperienza che con passione aiutava a far nascere i bambini mugnanesi. Ce ne sono state diverse a Mugnano e tra le tante ricordiamo con questo post Francesca Capasso (in foto). La donna correva ad ogni richiesta, e immaginiamo che ciò avveniva quasi tutti i giorni. La Mammana arrivava e il marito e i figli della partoriente venivano fatti accomadore fuori casa, casa quasi sempre composta appena di una camera e un cucinotto, mentre il bagno era nel cortile del palazzo; le altre donne, invece, si davano da fare nell'aiutare colei che prendeva il parto. Con tutto l'occorrente pronto, ovvero pentole d'acqua calda e panni puliti d'ogni genere, giacché era usato nel momento propizio. Nato il pargolo, la levatrice recideva l'ombelico e batteva il culetto affinché si riprendesse. Tutto quanto avveniva nel letto matrimoniale, con lenzuola bianche e pulite. "La puerpera doveva rispettare un periodo di isolamento e riposo di 40 giorni (la cosidetta quarantena), durante il quale si seguivano diete specifiche (come il brodo di gallina) per non alterare il latte materno".
Testo e foto di Carmine Cecere

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