martedì 11 novembre 2025

Mugnano, edicole votive

Mentre la gente mi sfiora frettolosa tra i roboanti rumori di auto e motorini sfreccianti, incuranti di tutti e di tutto, io mi diletto ad osservare il tufo eroso delle pietre dei pochi palazzi antichi che ancora resistono al logorio del tempo. Con doverosa attenzione osservo i grossi portoni dal legno quasi allo stremo della loro esistenza; e immagino calessi e carrette trainate da cavalli che li varcano all’imbrunire durante il tempo della vendemmia, quando un mondo che non c’è più rincasa dopo una giornata intensa di lavoro. Ultimamente però sono attratto dalle tante edicole votive come questa in foto dolcissima dedicata a Maria Santissima della Salute realizzata nel 1838, disseminate in ogni piccolo anfratto. Ce ne sono di tutti i tipi, di misure diverse e dai diversi e fantasiosi ornamenti. Moltissime però in totale stato di abbandono, in parecchi casi attaccate da umidità e muffe e dove le immagini, nitide un tempo, oggi sono quasi cancellate. Curate e riverite dai nostri antenati, specialmente nelle ricorrenze, le si ornavano di fiori e di lampade ad olio e nel vicolo, oltre alla cerimonia religiosa, si svolgevano chiassose manifestazioni festivaliere. L'epoca della diffusa ed intensa realizzazione delle edicole votive risale sicuramente ai secoli scorsi anche se affonda le radici nell'antichità, a partire dalla religione greca e più avanti ancora a quella dei "culti ellenistici". L’edificazione delle edicole, “dal latino aedicula, diminutivo di aedes ("tempio") e dunque con il significato originario di tempietto”, veniva quasi sempre effettuata dal popolo; tali opere venivano commissionate ad artisti e artigiani del luogo da parte di fedeli che, in seguito a una grazia o per devozione, mostravano la propria riconoscenza. Di solito venivano costruite sulle facciate dei palazzi, poste in un angolo o all'interno degli stessi. Molte erano affrescate, diverse maiolicate e molte altre composte da bellissimi mosaici. Nel centro storico mugnanese vi sono alcune molto antiche che resistono sia al tempo che all’indifferenza dell’uomo, come quella di palazzo Chianese - Capecelatro in Piazza Dante ('nmiezo 'o llario), dove è raffigurata la Madonna della Pietà, la cui immagine, quasi alla totale disintegrazione, è stata ristrutturata con i lavori iniziati nel 2012 dal maestro Francesco Troncone. Ricordo con piacere un piccolo aneddoto di quando ero piccolo e mia nonna mi accompagnava a scuola, allora frequentavo le elementari. All’ingresso della strada dove abitavo vi era una graziosa edicola nella quale era raffigurata la Madonna del Carmine. Puntualmente, ogni mattina, passando davanti alla sacra immagine, la nonna mi invitava a salutarla dicendomi: «Saluta ‘a Madonna». Ed io agitando una manina esclamavo: «Ciao!». Ma lei contrariata ribatteva: «Azz! Si tuosto, ti ‘afà ‘o segno da croce».

testi di Carmine Cecere

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