lunedì 29 giugno 2026

Mugnano, l'ortopedico fatto in casa

Fino alla metà del 1900, in tempo di guerra o in luoghi rurali come lo era Mugnano, per medicare le fratture agli arti si utilizzavano bende, se non stracci, imbevute di chiara d'uovo, farina, colla o gesso impastato con acqua e versato sul braccio interessato. Questa pratica primitiva veniva effettuata dall'ortopedico fatto in casa, ovvero dalla donna di casa più anziana, quasi sempre la nonna che nell'arco della sua esistenza era ormai diventata una specialista. Sembra assurdo ma è così, anche le fratture venivano curate in casa, l'ospedale era per il cittadino e non per il contado che per arrivare in ospedale ci sarebbe voluto quasi un'intera giornata e molte volte non c'erano i soldi per affittare il calesse e recarsi a Napoli. "Nel Medioevo il gesso veniva applicato dai medici arabi sotto forma di poltiglia, o versato in stampi di legno attorno all'osso rotto per farlo solidificare". Non in tutte le case però c'era la specialista o lo specialista ovviamente, in una realtà come Mugnano ce ne erano tre o quattro su tutto il territorio che praticavano l'ortopedia fai da te, che a volte mettevano a rischio la stessa salute del malcapitato, vuoi per una cattiva manipolazione dell'arto o per altro. I cosiddetti santoni o stregoni dal malcapitato poi ricevevano un obolo per essersi adoperati. Tanti sono stati i casi che si sono risolti positivamente e tanti che hanno lasciato dei segni permanenti.


Testo di Carmine Cecere e consulenza Internet 
Foto tratta da Step salute


giovedì 25 giugno 2026

Mugnano, il personaggio: Antonio Zingarelli con il cuore in Africa

Solo un uomo con un grande cuore può fare quello che il nostro compaesano Antonio Zingarelli fa recandosi per lunghi periodi dell'anno, e già da diversi anni, nel Burkina Faso. È un paese dell'Africa occidentale ed è uno stato indipendente. La sua capitale è 
Ouagadougou, il governo è una repubblica semipresidenziale per la quale il capo dello stato è eletto ogni cinque anni. I suoi abitanti si chiamano burkinabé. La popolazione è di circa 21 milioni di persone. Il lavoro di Antonio, anzi l'aiuto, consiste nel collaborare a realizzare, laddove c'è bisogno, strutture come pozzi e edifici a scopo sociale, scuole e quant'altro per istruire i più piccoli. In ogni foto postata da Antonio, nel giro dei villaggi che soventemente fa, lo vediamo sempre insieme ai bambini indigeni, ciò testimonia quanto ci tiene ad essi nel portargli magliette e palloni per farli giocare a calcio. Nelle foto a margine lo vediamo attorniato da calorosi abbracci dei bambini, ormai lo conoscono da un po' e gli si sono affezionati, sono immagini che parlano da sole che trasmettono l'amore che Antonio ha per questa terra distante da Mugnano 5661 chilometri. Nella foto sopra Antonio incontra l'ambasciatrice del Burkina Faso in Italia che rincontrerà di nuovo domenica ventotto giugno 2026. Ricordiamo che Antonio ha perorato la causa di inserimento nell'elenco della Commissione Toponomastica a favore del suo beniamino Thomas Sankara, ex presidente del Burkina Faso, assassinato durante un colpo di stato. Thomas Sankara "leader carismatico per tutta l'Africa occidentale sub-sahariana, cambiò il nome di Alto Volta in Burkina Faso e si impegnò per eliminare la povertà attraverso il taglio degli sprechi statali e la soppressione dei privilegi delle classi agiate. Finanziò un ampio sistema di riforme sociali incentrato sulla costruzione di scuole, ospedali e case per la popolazione in estrema povertà"... Per questo e molto altro, Antonio ammira questo giovane rivoluzionario che tanto amò la sua terra da dedicargli un'associazione dal nome "Circolo Sankara, noi cittadini del mondo", composta da medici, ingegneri e musicisti. Ha dichiarato Antonio: "Quando cammino nelle città o nei villaggi e le persone vedono il tatuaggio che porto dedicato a lui, si fermano a parlarmi. Rimangono sorprese nel vedere che un occidentale conosce e porta nel cuore Thomas Sankara. È in quei momenti che capisco che il suo messaggio continua a vivere. Perché si possono uccidere gli uomini, ma non si possono uccidere le idee".




Antonio Zingarelli in giro per 
I villaggi della capitale 



Testo di Carmine Cecere 
Consultazione Wikipedia 
Foto di Antonio Zingarelli 




mercoledì 24 giugno 2026

TPN, Al mare con la cafoniera

"La TPN (Tranvie Provinciali Napoli) venne costituita sul finire degli anni 50 per trasformarsi verso la fine degli anni 70 in consorzio trasporti pubblici (ctp) con socio al 50% comune e provincia . Solo nel 2000 si trasformò in compagnia trasporto pubblico per poi essere assorbita dall’anm e sparire del tutto". 
Negli anni settanta, l’esercito dei vacanzieri dei sette comuni, ma un po’ da tutta la provincia, invade le distese sabbiose di Licola, qualificando la zona a polo turistico senza mai raggiungere, però, livelli qualitativamente alti; nonostante gli sforzi profusi da coloro che nel corso degli anni hanno provato a dare un’immagine positiva investendo energie e soldoni. Intanto, in quegli anni, il sabato e la domenica la strada degli americani veniva invasa da una miriade di seicento e cinquecento e chi non si poteva permettere la macchina si organizzava con la “Cafoniera” uguale in foto, ovvero con quel pezzo da museo di autobus (Fiat 306 Menarini), avente lo stesso colore azzurro del mare di Licola, si fa per dire. Poi la società nel 2001 diventa CTP, Compagnia Trasporti Pubblici. Ma i tempi sono ormai cambiati.


Testo di Carmine Cecere 
Foto internet, consultazione Enzo Iacolare

martedì 23 giugno 2026

Mugnano, i lavori al convento del Carmine

Non ancora ultimati i lavori al convento del Carmine iniziati nel 2024. Si sta completando il cortile centrale dove c'è il pozzo e la zona retrostante la struttura dove c'è il passo carraio. I tempi di completamento erano previsti, come si legge dalla tabella dei lavori, a marzo 2026. Ciò che preme di più è il dopo lavori, che cosa ne sarà della struttura, quali saranno i tempi tecnici per organizzarsi e realizzare quanto previsto dalle promesse politiche. Confidiamo nella buona volontà e nella tempestività di quello che dovrebbe diventare l'ex convento, ovvero, si è raccontato di un centro polifunzionale anche se non ben definito. Cosa importante però è che la struttura sia stata ripresa in toto in tutti i suoi elementi architettonici, garantendo la sicurezza strutturale dell'immobile. La seconda vita del convento sta per prendere forma in modo diverso, per noi, però, resterà sempre il caro "Ritiro del Carmine".


Testo e foto di Carmine Cecere 

Mugnano, la salumeria di Carolina

A metà di Via Ritiro, per anni, c'è stato un punto di riferimento per i residenti del quartiere ed era la "salumeria di Carolina" della famiglia Strazzulli. Sorta negli anni settanta o poco prima, soddisfaceva le esigenze delle famiglie quando ancora la grossa distribuzione non aveva messo piede a Mugnano e non aveva ancora fatto i danni che si sono visti poi negli ultimi anni. Era un esercizio a conduzione familiare, il classico esercizio di quegli anni, comodo per quanti vivevano nelle vicinanze o pressappoco più distante. La cordialità era di casa e pure la disponibilità a scambiare quattro chiacchiere nel mentre si preparavano i prodotti richiesti dal cliente. La battutina, la risata che non fa mai male e il rispetto reciproco venditore cliente. L'ultimo proprietario a gestire di persona il locale fu Enzo Strazzulli, giovane eclettico, simpatico, sempre con la battuta pronta e capace per le qualità richieste nel mondo della salumeria. Poi, purtroppo, come molti negozi chiusi a Mugnano, anche Carolina abbassò le serrande e ancora sono giù, laddove il tempo sta deteriorando gli elementi degli infissi e su quelle imposte cresce la tristezza dei giorni belli che furono.

Nella foto sopra Enzo Strazzulli
negli anni settanta. Sotto il negozio 
Chiuso in una foto del 2026


Testo e foto di Carmine Cecere 

lunedì 22 giugno 2026

Mugnano, il tempo in cui si cardava la lana

Chi non poteva permettersi il cardalana, la lana se la lavorava da sé, con l'aiuto delle vicine. Gruppi di cinque o sei donne volenterose a turno si aiutavano a cardare la lana dei materassi, quei grossi e massicci materassi di una volta. Con la venuta dell'estate iniziava un programma fitto di aiuti reciproci, tutte le donne di ogni palazzo si organizzavano nella corte e giù di mano ci si dava da fare iniziando con la lana e fino alla confezione delle bottiglie di pomodoro e succhi di frutta. Nei caldi meriggi si lavorava e si conversava, si parlava di tutto un po' e si rideva a più non posso. La lana rinsecchita si allargava con le sole mani e c'era chi prima la lavava mettendola ad asciugare al sole e dopo qualche giorno si procedeva a distenderla. Coloro che potevano impiegare qualche lira chiamavano 'o cardalano che con un attrezzo dentellato di chiodi effettuava ciò che le donne facevano con le sole mani. Mestiere antico e itinerante quello di cardare la lana, e nei mesi estivi si lavorava sempre. L'uomo azionava lo scardasso o il cardatore e pettinava la lana dei materassi e dei cuscini, altrimenti veniva fatta stessa cosa col solo uso delle mani delle donne e di bambine curiose che sembravano divertirsi.


Testo di Carmine Cecere 
Foto internet 

sabato 20 giugno 2026

Mugnano, il personaggio: Mimì Verrazzo detto Chinaglia

Nel pieno svolgimento dei mondiali di calcio 2026, non possiamo esimerci dal ricordare il nostro concittadino, un bomber di razza come Mimì Verrazzo da tutti chiamato Chinaglia per la somiglianza con l'attaccante laziale Giorgio Chinaglia quando militava con la maglia celeste negli anni settanta. Gli stessi di quando il Verrazzo giocava nel Mugnano e riscuoteva successo per le sue capacità tecniche che lo portavano a fare gol a dismisura: un vero goleador. Operaio un' intera settimana con il suo lavoro di falegname, giacché era occupato presso l'azienda del professor Riviello, e la domenica campionissimo con i colori del Mugnano. Per vederlo giocare bisognava andare sempre fuori paese, poiché allora, Mugnano, non aveva il bellissimo stadio che ha adesso. Stessa cosa per la squadra del Club Napoli, una vita giocata sempre fuori casa, poiché l'Alberto Vallefuoco fu realizzato soltanto negli anni novanta, quando il bel calcio mugnanese non esisteva più, né tantomeno i suoi fuori classe come Vecchione e appunto il Chinaglia nostrano. Nella foto sopra Domenico Verrazzo sul campo del Piscinola.



Testo e foto di Carmine Cecere 

Mugnano, in via Deledda restaurata l'edicola del Volto Santo

Nell'anonima Via Deledda che è solo una strada adibita per lo più a parcheggio auto, è evidente una vecchia edicola dedicata al Volto Santo, del tutto privata, ma pubblica al culto di quanti le passano davanti. Consumata dal tempo e dalle intemperie, i proprietari Iodice, in questi giorni, hanno dato luogo al suo restauro delegando il maestro Renato Morrone originario di Marano ma residente in Mugnano il quale ha ripreso le linee originali della cappella rispettando il profilo di sempre. A giorni avverrà l'inaugurazione e la benedizione dell'immagine i cui fedeli di sicuro ne saranno contenti. Nella foto sopra il maestro è a destra e sulla sinistra l'aiutante occasionale Enrico Nuvoletta.


L'opera completata



Testo e foto di Carmine Cecere 

venerdì 19 giugno 2026

Mugnano e la vicina Calvizzano

In questo scatto stupendo (clicca sulla foto per ingrandirla) non si vedono solo tre uomini, ma alle loro spalle c'è un mondo che ora non esiste più, e scusate la retorica. Stiamo parlando dell'incrocio di Mugnano e Calvizzano, dove a destra c'è Villa Vulpes e a sinistra, dove si nota quella colonna, iniziava la proprietà dei conti Mirabelli, di fronte dove adesso c'è un bar. A destra, incastonati nel basolato, si intravedono i binari del tram che dal Capoluogo campano raggiungeva Giugliano passando, ovviamente, per Villaricca. La prospettiva dell'immagine è da Marano verso Calvizzano. Sullo sfondo, invece, sono visibili gli alti pini della antica pineta sul lagno il cui tratto proseguiva fin verso Qualiano. La foto dovrebbe essere degli anni quaranta o giù di lì; dei tre uomini, invece, conosciamo solo il nome di quello al centro: si chiamava Gaetano Liccardo ed era di Mugnano, degli altri due, purtroppo, non abbiamo i nomi. È probabile che il giorno in cui avvenne lo scatto sia di domenica, giacché a quell'epoca, per raggiungere la citta maranese, si passava per Calvizzano, anziché percorrere l'isolata Via Napoli e idem per l'attuale Corso Europa, allora Santa Maria a Cubito. Un altro indizio ce lo danno i vestiti indossati, alquanto composti e di una certa foggia. Ed è probabile che la comitiva fosse formata da quattro e non solo dai tre che si evincono nello scatto, considerando che sicuramente dietro la macchina fotografica ci fosse il quarto amico e che insieme si stessero recando per una passeggiata a Marano.


Testo di Carmine Cecere 
Foto di Giovanna Liccardo, nipote del Gaetano.

Mugnano, il boom della palestra Carol

Nel pieno degli anni settanta esplodeva a Mugnano una realtà prettamente per il mondo giovanile, laddove il pubblico era privo di ogni struttura come campi di calcio o palestre varie, l'unica possibilità per fare attività amatoriale o agonistica che dirsi voglia fu la palestra Carol. Ubicata in Via Napoli (foto sopra), all'inizio del paese, nel primo palazzone subito dopo i binari della Piedimonte sulla destra, in una sorta di grosso garage fu realizzata l'ampia struttura cui ospitava il settore danza e quello fitness. Per la gioia di ragazze e ragazzi provenienti non solo da Mugnano, ma anche dai paesi limitrofi, la Carol offriva quello che la varie amministrazioni non avevano mai dato ai propri cittadini. La struttura ebbe vita per oltre un ventennio, offrendo soddisfazioni e appagamento a un numero copioso di iscritti che intrapresero tale attività.


Testo e foto di Carmine Cecere 

giovedì 18 giugno 2026

Mugnano, baby band: fu una bellissima realtà

Questa bellissima realtà fu per Mugnano come una meteora. Nacque nel 1986 con alunni della quinta elementare e si spense appena un decennio dopo. Composta da circa una quarantina di elementi, fu diretta dal maestro professor Francesco Iacolare. Prese parte a tante manifestazioni, ricevendo encomi e apprezzamenti in quasi tutte le regioni meridionali, parteciparono alle manifestazioni dei mondiali 90 con la Regione Campania. Composta da tutti gli strumenti di cui si compone una banda, esprimeva in tutto e per tutto il desiderio di chi vi prese parte, e cioè quello di segnare un cambiamento nell'apatico vivere di Mugnano d'allora. Non ci sono notizie di precedenti formazioni simili nate prima della baby band, pertanto, onore a questi ragazzi che ormai saranno uomini e donne con un ricordo per cui gongolarsi nei momenti cupi nell'affrontare il vivere quotidiano. Alcuni hanno studiato al conservatorio e oggi sono insegnanti.


Testo di Carmine Cecere 


mercoledì 17 giugno 2026

Mugnano, quando si nasceva tra le mura di casa

Un tempo si nasceva tra le mura di casa. I parti avvenivano solitamente tra le proprie cose familiari, per tradizione e per necessità. Ciò è avvenuto fino agli anni settanta del XX secolo. C'era una figura emblematica, chiamata la "Mammana" o "Levatrice" ed era il personaggio chiave di una comunità, veniva anche chiamata, impropriamente, 'a Cummara. Non era un medico, né aveva altra qualifica inerente al ramo, ma era una semplice donna del paese con abbandonate esperienza che con passione aiutava a far nascere i bambini mugnanesi. Ce ne sono state diverse a Mugnano e tra le tante ricordiamo con questo post Francesca Capasso (in foto). La donna correva ad ogni richiesta, e immaginiamo che ciò avveniva quasi tutti i giorni. La Mammana arrivava e il marito e i figli della partoriente venivano fatti accomadore fuori casa, casa quasi sempre composta appena di una camera e un cucinotto, mentre il bagno era nel cortile del palazzo; le altre donne, invece, si davano da fare nell'aiutare colei che prendeva il parto. Con tutto l'occorrente pronto, ovvero pentole d'acqua calda e panni puliti d'ogni genere, giacché era usato nel momento propizio. Nato il pargolo, la levatrice recideva l'ombelico e batteva il culetto affinché si riprendesse. Tutto quanto avveniva nel letto matrimoniale, con lenzuola bianche e pulite. "La puerpera doveva rispettare un periodo di isolamento e riposo di 40 giorni (la cosidetta quarantena), durante il quale si seguivano diete specifiche (come il brodo di gallina) per non alterare il latte materno".


Testo e foto di Carmine Cecere 

Mugnano, addio alla trattoria "'O Cancellino"

Triste e abbandonato se ne sta in questa foto uno storico locale mugnanese. In questa trattoria, oltre mezzo secolo fa si festeggiavano matrimoni e ogni sorta di evento. Un tempo era circondato da grossi alberi di noci, fin verso Marano, era uno spettacolo. Clienti provenivano fin da Napoli, una volta preso il tram gli si scendeva proprio di fronte e circondati dal verde si pranzava con i tradizionali piatti rustici nostrani. Per raggiungere questo locale lo si poteva fare anche con la Piedimonte, giacché il tratto ferroviario le passava accanto. L'esercizio, a conduzione familiare, ha smesso di esistere e di ciò restano solo i ricordi di chi almeno una volta lo ha frequentato.


Testo di Carmine Cecere 
Foto Google Maps 2026

Mugnano: che fine ha fatto il Vabar?

La fine che fanno molti negozi a Mugnano. Che cos'era il Vabar, innanzitutto? Semplicemente un bar che primeggiava negli anni settanta, insieme ai citati Galdiero, Zannella e altri situati al centro del paese. Frequentato soprattutto dai giovani, giacché alle spalle di esso vi erano alcune sezioni della scuola Media Cirino che in quegli anni era in fase di costruzione in Via Murelle Bosco, così era denominata allora, Via Murelle Bosco, poiché un tempo, dal palazzo gentilizio dei Capece Minutolo, c'era un bosco fin verso Calvizzano. Ritornando al Vabar era gestito da un tal Mimmo Selvaggio il quale era un componente del gruppo musicale "La Strana Sensazione" capitanato da Carletto Calace. L'esercizio era situato in Via Napoli al civico 168, locali in cui negli anni si sono succedute una serie lunga di attività. Purtroppo, anche il Vabar nei primi anni ottanta o giù di lì serrò le saracinesche e un'altra realtà a favore dei giovani sparì.


Testo di Carmine Cecere 
Foto da Google Maps 2023

martedì 16 giugno 2026

Mugnano, il personaggio: Francesco Chianese

Ci uniamo al saluto di commiato del dottor Francesco Imperatore, giacché le sue impressioni e la stima nei riguardi del defunto Franco sono simili alle nostre e di seguito pubblichiamo quanto ha esposto.

"Oggi il nostro paese perde un volto che, nel bene e nel male, ha fatto parte della sua storia. Lo ricordo da bambino, quando andavo a fare la spesa per conto di mia madre nella sua salumeria in piazza. Per tanti anni quel negozio non è stato soltanto un'attività commerciale, ma un punto di riferimento, un luogo di incontro, una piccola istituzione conosciuta e frequentata anche da persone provenienti dai paesi vicini.
Aveva un carattere forte, a volte burbero, facilmente irascibile. Non era il tipo che cercava di piacere a tutti. Ma era una persona autentica, sincera e onesta. Uno di quelli che ti dicevano ciò che pensavano senza filtri. E chi ha avuto la fortuna di incontrarlo nelle giornate giuste sa bene che sapeva essere anche goliardico, spiritoso e capace di regalare una risata.
Come molti commercianti della sua generazione, ha visto cambiare il mondo intorno a sé. Ha assistito all'arrivo della grande distribuzione e alla trasformazione delle abitudini delle persone, pagando il prezzo di un'epoca che si chiudeva. Ma ancora prima di queste difficoltà, dovette sopportare una delle ferite più dolorose: la cattiveria gratuita di chi aveva aiutato. Per anni aveva dato fiducia e opportunità a persone che forse altrove non ne avrebbero trovate. Lo fece in buona fede, con la convinzione che tendere una mano fosse la cosa giusta da fare. Non sempre quella fiducia fu ricambiata.
Oggi, al di là dei difetti che ogni uomo porta con sé, voglio ricordarlo per ciò che era: una persona vera. Di quelle che non si costruiscono un personaggio, che non indossano maschere e che lasciano un segno nella memoria di una comunità.
Alla sua famiglia va il mio pensiero più sincero e le mie condoglianze.
Riposa in pace Ciccio".

La salumeria di Franco
in una foto di Google Maps 
2018




Testo di Francesco Imperatore 
Foto di Carmine Cecere 

sabato 13 giugno 2026

Mugnano e il Dazio

Lungo tutta la cinta daziaria del Comune di Mugnano vi erano quattro ingressi, presidiati giorno e notte dalle guardie daziarie: ogni porta era munita di sbarra e garitta, dentro la quale le guardie trovavano riparo la notte e durante le giornate uggiose. Una delle porte principali era quella di Via Napoli, detta appunto “Porta Napoli”, e si trovava un po’ più su dove è ubicata attualmente la croce dei missionari Passionisti. Un’altra, invece, si trovava sulla via Provinciale per Melito e un’altra ancora sulla strada per Calvizzano e quindi quella per Giugliano. Con la delibera n°47 del 1901 si nominarono, in via provvisoria, le guardie daziarie: «Cozzolino Federico, Napolano Antonio, Passarelli Domenico, Cipolletta Luigi, Vallefuoco Giovanni, Gargiulo Nicola, Cipolletta Benedetto, Passarelli Giuseppe e Cacciapuoti Saverio, i primi otto col salario mensile di lire trentadue ed il nono di lire ventidue, quanto cioè percepivano per lo passato, epperò intendendosi la loro nomina in linea provvisoria fino a che il Comune gestirà il dazio in economia e salvo in caso di appalto, i provvedimenti che intenderà a loro carico prendere l’appaltatore subentrante». Nella seduta di Giunta del 15 luglio del 1901 fu nominato capo ufficio daziario un certo Antonio Pagliara di Giacinto, poiché dai titoli presentati risultò il più idoneo. Gli venne accordato uno stipendio mensile di lire cinquanta. Mentre la nomina di capo guardia daziaria la ebbe Giannetti Giovanni di Luigi a cui fu accordato un assegno mensile di quaranta lire. In ausilio alle guardie daziarie vi erano le guardie campestri, il cui compito era quello di controllare l’intera linea daziaria che, a quei tempi, attraversava campi e boschi, favorendo l’ingresso illecito delle merci. Il dazio diede non pochi fastidi alle amministrazioni di quel tempo. Numerose furono le liti legali tra il comune e gli appaltatori, senza tralasciare le punizioni che subirono le guardie. Con la delibera n°140 del 1901 si attuarono provvedimenti disciplinari a carico degli agenti daziari Cipolletta Luigi fu Andrea e Passarelli Domenico, i quali furono sospesi dal servizio per cinque giorni e senza paga. La guardia Gargiulo Nicola, la notte del 10 dicembre 1901, permise il passaggio di carne macellata senza alcuna riscossione, pertanto venne sospeso dal soldo e dalle funzioni per un mese. Addirittura il capo ufficio si allontanò dal servizio recandosi, senza alcun permesso, a Casamicciola per il fine settimana, da dove inviò pure una cartolina al Sindaco Capece Minutolo il quale, vistosi irriso a tal punto, propose, al Consiglio comunale tutto, di votare per un’esemplare sospensione del soggetto. La tensione sembrava allentata quando l’esercizio daziario fu concesso in appalto, ma nel febbraio del 1904 i contadini scatenarono un vero tumulto in quanto stanchi di essere vessati dalle tante tasse. Nella delibera di Giunta n° 15 del 1903, seduta del sette marzo, si propose l’abolizione della cinta daziaria per favorire, quindi, gli scambi commerciali con i comuni del circondario già regolati a comuni aperti. L’esercizio del dazio fu sospeso, su tutto il territorio nazionale, nel 1930.


Testo di Carmine Cecere 
Foto Wikipedia - www.reportdifesa.it

venerdì 12 giugno 2026

Mugnano, Enzo Moretti: il cantante fruttivendolo

Dove oggi c'è l'associazione del Sacro Cuore in Piazza Municipio, sul finire degli anni settanta, vi era il negozio di frutta e ortaggi di Enzo Moretti. La sua prima passione era cantare, la mattina dava la voce per il suo banco di vendita e di pomeriggio e la sera andava a cantare. Quelli che facevano musica all'epoca erano quasi sempre tutti autodidatti, erano suonatori a “orecchio” e gli spartiti erano un optional. Le canzoni si imparavano ascoltando la radio o al bar con il juke-box. Gli scantinati, in quel periodo, divennero il ritrovo di tanti ragazzi, per molti fu il dopolavoro. Non tutti erano studenti, molti lavoravano: chi presso fabrichette, chi era apprendista meccanico, chi tornitore e chi bracciante agricolo. A Mugnano, nacquero diverse formazioni ma solo alcune si distinsero come "I Guerrieri" e “La strana sensazione”, il cui repertorio si rifaceva interamente a quello dei Bee Gees, in particolar modo ai brani del film “La febbre del sabato sera” del 1977, film diventato poi un “cult”. Però incisero anche due inediti "Sei un Angelo" e "La nostra primavera". Il gruppo era capitanato da Carletto Calace, il cui papà aveva un negozio di tappezziere in Via Napoli. Il compaesano Enzo Moretti, come dicevamo, aveva un negozio di frutta e ortaggi, ma la passione della canzone napoletana è quella per il Napoli, lo portò a incidere un 45 giri con un brano dedicato alla squadra: 'O Napule è 'nu lione" il quale ebbe un ottimo successo nel panorama musicale napoletano di quegli anni.


Testo e foto di Carmine Cecere 

Mugnano, le campane di San Biagio

Stamattina mi sono svegliato con delle immagini particolari nella mente, ovvero quelle del film de "Il Postino" di Massimo Troisi quando sulla spiaggia registrava i suoni del mare, lo sciabordio delle onde. Così mi è balenata l'idea di emularlo, non di registrare i flutti, ma il suono delle campane di San Biagio. Quindi mi sono armato di smartphone e ho atteso che si facesse mezzogiorno. Sono però sceso molto prima e nel frattempo ho fatto delle commissioni, pensando, poi, dove era meglio posizionarmi: in Via Sequino o Via Chiesa? Ho scelto Via Chiesa, all'interno di palazzo Cirino, giacché ero abbastanza isolato e nessuno poteva darmi o dare io fastidio. C'era un bel sole, ma ero alquanto riparato sotto il portone affrescato in stile liberty. Ho incontrato anche dei vecchi amici con i quali con piacere ho disquisito, ricordando i tempi della scuola e la marachelle fatte. Le lancette dell'orologio si avvicinavano all'ora propizia, l'ansia di non fare in tempo mi saliva e alle dodici in punto il campanile ha preso a suonare. Ai margini dello scritto c'è il video con la registrazione del suono delle campane, un suono che ci allieta tutti i giorni da anni e ora potremo ascoltarlo quando vogliamo, per isolarci dai rumori che ci circondano e ascoltare lo scampanellio sembra che ti trasporti in una dimensione diversa della vita.

La traccia non è completa per ragioni di spazio


Testo di Carmine Cecere 






giovedì 11 giugno 2026

Mugnano, la farmacia Cirino va verso il secolo di vita

Per l'Italia erano momenti bui, i tedeschi scappavano dai nostri territori, mentre all'inizio di Via Chiesa a Mugnano nasceva, il 6 dicembre del 1944, la farmacia del dottor Bernardino Cirino. Quest'anno l'attività compie la veneranda età di 82 anni e vola verso il secolo di vita. Di generazione in generazione si è arrivati fino ai giorni nostri. I rustici interni di una volta sono stati sostituiti da arredi moderni e la tecnologia la fa da padrona. È superfluo dire che l'esercizio ha un copioso portafoglio clienti, essendo una delle prime farmacie della città. Oggi a gestire la farmacia ci sono due rampanti fratelli, discendenti del capostipite Bernardino, con una schiera preparata di collaboratori che con cordialità vanno incontro alle esigenze di ogni singolo cliente. Sarebbe bello avere qualche foto antica, ma purtroppo ne siamo sprovvisti, ci affidiamo al buon cuore dei proprietari qualora volessero farci dono di qualche immagine del passato.



Testo di Carmine Cecere 

Mugnano festeggia San Giovanni Battista

Mercoledì, 24 giugno 2026, la Mugnano devota a San Giovanni Battista lo onora con un giorno dedicato completamente a lui. La tradizione vuole che una volta spolverato il simulacro le donne lo lucidino con gocce di vino per ravvivarlo. Seguirà poi la classica processione per alcune strade del centro storico fino a raggiungere la parrocchia del Beato Nunzio Sulprizuo dove il parroco Don Pasquale Marono benedirà la statua del santo davanti la folla che come sempre sarà copiosa e trepidante. La chiesetta di San Giovanni risulta essere la più antica tra quelle esistenti in paese. Abbandonata per secoli all'incuria, dovuto anche alla costruzione della cappella di Santa Maria, nel 1598 la struttura si presentava in condizioni disastrose, le pareti erano parzialmente crollate. In seguito ad una epidemia di peste gli scampati di Mugnano, nel 1656, la restaurarono completamente; si ritiene anche che in prossimità della chiesetta fu costruito un lazzaretto, presso il quale venivano sepolti i corpi dei malcapitati. Il comitato festeggiamenti, capitanato da Marco Saliceti, ha stilato un programma degno di nota considerata la devozione dei residenti del luogo e dei mugnanesi tutti e la partecipazione sempre attiva delle attività commerciali dell'intera cittadina.

Il programma 2026


Foto di repertorio.
Il santo trasportato su di
una carrozza per le strade del paese 


Clicca sulle foto per ingrandirle



Testo di Carmine Cecere 
Foto di Marco Saliceti 

mercoledì 10 giugno 2026

Mugnano, Mons. Cavallo: la lapide commemorativa


Quarantanni or sono, nel 1986, con una lapide affissa all'interno della Chiesa di San Biagio, si commemorava uno dei sacerdoti più amati dalla comunità mugnanese. Un uomo che fece la storia religiosa della comunità di Mugnano in un periodo storico alquanto tortuoso. Salvatore Cavallo era Rettore del Seminario Minore, quando, dopo la rinunzia dell'allora parroco Picarone, fu mandato a Mugnano dal Cardinale Ascalesi a reggere come economo curato la Parrocchia vacante. Il primo atto è dell'8 agosto 1928 e l'ultimo del 13 febbraio 1929. Divenne parroco per concorso nel febbraio 1929, e vi rimase fino alla morte. Nacque nella vicina Calvizzano il 21 marzo del 1883 e morì il 5 febbraio del 1947, quando ormai l'Italia era una Repubblica. La comunità parrocchiale, nel 1986, pose a perenne ricordo, dell'amato sacerdote, una lapide per il suo vivo impegno per la comunità mugnanese, la quale fu affissa sotto i porticati della navata di sinistra della chiesa.

Mons. Salvatore Cavallo 


Testo e foto di Carmine Cecere 

Mugnano, armi sotto la croce: vero o falso?

"Le storie sono tante milioni di milioni" cantava il poeta, e la nostra appartiene a quella galassia sconfinata di racconti verosimili che si narrano di generazioni in generazioni, poi un secolo di silenzio li sovrasta e all'improvviso, ancora, riprendono vita, poiché la mente si risveglia e raccoglie tra i racconti ascoltati anche così per caso. Chi ha dato vita a questa storia non lo sapremo mai, sta di certo che è nata e che è volata di bocca in bocca molti anni fa quando sotto la croce di Via dei Fiori, durante la ristrutturazione della croce, segno missionario, interrate ai piedi della stessa rinvenirono delle armi. Alcune voci dicevano che erano armi risalenti ai tempi dei Borboni, altri risalenti ai tempi moderni. Di preciso possiamo asserire che furono trovate armi in un luogo sacro, cosa, questa, alquanto inaspettata. Pressappoco, la croce fu installata in quella zona dopo una missione dei padri passionisti negli anni quaranta/cinquanta. La città fu oggetto di una serie di missioni, giacché simili croci ne troviamo una in Via 4 Martiri, una in Via Mugnano-Melito e una all'inizio di Via Napoli e un'altra ancora in Piazza Suor Maria Pia Brando. Peccato che non ci sono targhe datate né altre specifiche indicazioni. Ritornando al nostro enigma, ci chiediamo se la storia delle armi ritrovate o presunte tali sarà mai vera o se è solo un bel falso, un racconto per stupire i più piccoli.



Testo e foto di Carmine Cecere 

lunedì 8 giugno 2026

Mugnano e i Comuni limitrofi

Sulla falsa riga del "Comune Cittadino", voluta dall'allora sindaco mugnanese Daniele Palumbo, nasce nel 2004 il "Panicocoli news". Questo nome è l'antico toponimo del comune di Villaricca (in provincia di Napoli), che è stato abbandonato nel 1871, ma che rimane nell'uso dialettale locale "Panecuòcole". Il periodico fu avviato alle stampe quando al governo della città villaricchese vi era Raffaele Topo e il suo mandato basato sulla trasparenza diede luogo a questo strumento di comunicazione che dava luce all'operato della giunta. Il giornale era edito dal Comune, il direttore editoriale era il sindaco Raffaele Topo, direttore responsabile Lina Maisto, in redazione: A. Perillo, G. Iacolare; collaboratori: G. D'Alterio, V. Montella, A. Tucci, M. Maisto, G. Cante, S. D'Angiolella, segreteria: V. Castelleone. Progetto grafico e realizzazione: Spotzone srl; tipografia Aura Graf srl di Giugliano. Il giornale fu pubblicato anche dopo il mandato della Giunta Topo. Nella foto sopra una copia del 2005, sotto una del "Comune Cittadino" pubblicato dall'amministrazione mugnanese.

Il periodico mugnanese 



Testo e foto di Carmine Cecere 
Consultazione Wikipedia 

sabato 6 giugno 2026

Mugnano, il personaggio: Carlo Albanese

"Nel 1940, la Libia divenne il principale fronte terrestre dell'Italia nella Seconda Guerra Mondiale. Le truppe italiane, al comando del generale Rodolfo Graziani, lanciarono un'offensiva in Egitto a settembre. Tuttavia, a dicembre, i britannici risposero con l'Operazione Compass, distruggendo le forze italiane e respingendole in Libia, costringendo Mussolini a chiedere l'aiuto di Hitler". Il personaggio della foto si trova proprio in quelle terre e sta manovrando una mitragliatrice Fiat, il suo nome è Carlo Albanese, nonno del conosciutissimo Dott. Rag. Carlo Albanese. L'uomo fu poi fatto prigioniero dagli inglesi ed internato a "Zonderwater in un campo di internamento britannico vicino a Cullinan, nell'allora Unione Sudafricana, oggi Sudafrica, dove sono stati reclusi più di 94000 prigionieri di guerra italiani tra il 1941 e il 1947. Qui venivano condotti i prigionieri catturati nell'Africa Orientale Italiana e nel Nordafrica durante la seconda guerra mondiale, e trasferiti nel paese del Commonwealth". Dopo sei anni di prigionia tra la Scozia e l'Africa l'ex soldato ritornò in Italia dalla sua famiglia, e tornò a riprendersi il posto in Atan in quanto assunto nel 1938, a 18 anni, poiché orfano di dipendente caduto nella grande guerra. Nel febbraio del 1946 riprese servizio per poi andare in pensione nel 1969. L'uomo si dilettava con la chitarra e con il repertorio classico napoletano; infatti, diverse volte mi è capitato di vederlo esibirsi nella sede dell'associazione dei Ferrotranvieri mugnanesi.


Pagina a cura di Carmine Cecere
Consultazione testi Wikipedia 
Foto di Carlo Albanese 

Mugnano, Ciccio 'o parrucchiere

In questo scatto degli anni cinquanta (1954) ritroviamo uno dei più autorevoli parrucchieri di quel periodo. Una vita tra spazzole e capelli, tinture e acconciature. Ciccio 'o parrucchiere, ovvero Francesco Iodice, il cui negozio si trovava in via Roma, in prossimità del santuario del Sacro Cuore. Oggi Mugnano conta un numero imprecisato di parrucchieri per signore, negli anni cinquanta si contavano sulle dita di una mano è uno dei migliori era sicuramente Francesco Iodice, considerato che ancora si racconta della sua bravura di acconciatore. Ciccio è il papà di Bruno che alla sua scomparsa lo succedette con pari bravura, restando sulla breccia per qualche decennio sempre lì nell'esercizio del padre, spostandosi, poi, in Via Napoli dove tutt'oggi svolge l'attività insegnatagli dal decano dei parrucchieri mugnanesi.



Testo di Carmine Cecere 
Foto Mugnano Antica 

venerdì 5 giugno 2026

Mugnano, Teresina 'e coppo 'o Retiro


Siamo in Via Ritiro del Carmine e la porta in ferro che si intravede sulla sinistra, qui nella foto, un tempo si presentava in legno sgangherato, considerati gli anni che aveva. In questo locale si svolgeva l'esistenza di una donna che giovane perse il marito e che da sola dovette dar da vivere alla famiglia composta da lei e da tre figli. L'esercizio che gestiva era una sorta di merceria, nella quale si vendeva un po' di tutto: dai detersivi ai gelati e roba di cancelleria. La proprietaria si chiamava, la chiamavamo tutti Teresina. Una bella donna dagli occhi azzurri e dai lineamenti furbi, forgiati dalla vita. Conduceva la sua esistenza in virtù dei figli e di quel magazzino che le permetteva in modo dignitoso di sbarcare il lunario. Era seria e simpatica, molto furba e scaltra, quel suo guardarti fissa negli occhi ti parlava, dicendoti: guaglio' je nun so fessa. Intanto, i figli crescevano, le cose nel mondo mutavano e di conseguenza anche da noi a Mugnano, anche se lei era tenace e resisteva; poi, la vita la travolse, perché la vita non guarda in faccia nessuno anche chi ha sacrificato l'intera esistenza in un buco di negozio per tirare a campare. Volò via da questa terra e così, per un po' di tempo, l'esercizio fu gestito dal secondogenito Giosuè che, purtroppo, non resse a lungo, e quella porta in legno sgangherato fu chiusa per sempre.


Sullo sfondo a sinistra
il negozio e la casa di Teresina
In Via Ritiro nel 1975.
Foto Mugnano Antica 



Testo e foto di Carmine Cecere 

Mugnano. Zannella, oltre mezzo secolo di vita

Bar Pasticceria Zannella, oltre mezzo secolo di vita. Mia nonna paterna abitava nel palazzo a fianco e per la mia famiglia la domenica era un rito andare a pranzo da nonna Concetta, laddove ci si incontrava con tanti zii e tanti cugini. Prima di salire, però, mio padre faceva tappa da Ferdinando per acquistare un grasso vassoio di paste di ogni tipo: gli immancabili babà, i funghetti, le deliziose, le zuppette, e tutto quel che forniva il ricco bancone, e a completare l'opera una bottiglia di Rosso Antico, il preferito da quasi tutti i commensali. Mio padre, nel frattempo, scambiava sempre con piacere quattro chiacchiere con Ferdinando, il proprietario del locale, perché diceva che era una persona simpatica e piacevole. Quel negozio ne ha viste di generazioni e ha deliziato il palato dei residenti e di tanti che venivano da più lontano. Ormai il bar pasticceria Zannella è una pietra miliare nel panorama dolciario di Mugnano e noi lo abbiamo voluto ricordare in tutta semplicità per quanti verranno dopo e per coloro che passeranno a prendere un vassoio d'arte pasticcera mugnanese.


Testo e foto di Carmine Cecere 

giovedì 4 giugno 2026

Mugnano, il personaggio: Biagio Migliaccio

Io me lo ricordo così, mai visto in abiti civili. Sotto quella divisa di certo c'era un'uomo che pochi hanno conosciuto, per noi ragazzi di Via Napoli, invece, era 'o suldato. Trasmetteva una tale austerità in quella palandrana che sembrava di gesso e quel petto appesantito da un numero imprecisato di medaglie, segno di riconoscimenti per chissà quali battaglie combattute di cui sarebbe interessante conoscere. Biagio Migliaccio, mugnanese di generazioni, era equiparato ai caduti di guerra, Capitano e Maggiore in ruolo d'onore. Fratello del salumiere detto Ciccio 'o russo e Ottaviano della macelleria in Piazza Dante. Si narra che il Capitano fu ferito gravemente alle gambe durante una battaglia non ben specificata, pertanto deambulava con l'aiuto di un bastone. Il militare era zio di Franco il tabaccaio, in quanto fratello del padre Nicola, il quale ha promesso che appena sarà possibile ci onorerà di qualche ricordo dello zio per farcelo conoscere meglio. Intanto, lo ricordiamo uscire dal palazzo di Via Napoli, dove appunto Franco ha il suo esercizio, fiero della divisa che indossava e ciò che rappresentava e ha rappresentato la sua vita segnata dal lavoro al servizio della patria.

Segue quanto ci precisa il figlio Giacomo.

Buongiorno Carmine, ti ringrazio per questo bel ricordo di mio padre: dal tuo articolo traspare, tra le altre cose, la nostalgia per un mondo semplice, fatto di persone vere, che non c’è più e che sempre più ci manca; non prendertela a male, però, se ti correggo alcune inesattezze: papà riporto’ una lesione al midollo spinale dopo essere stato sbalzato in aria dall’esplosione di una bomba durante il bombardamento dell’aeroporto militare di Eleusis (Grecia) da parte degli alleati anglo-americani del 28 settembre 1943: come altri suoi commilitoni era stato fatto prigioniero dagli ex alleati tedeschi, che in barba alle convenzioni internazionali impiegavano i prigionieri nei compiti più rischiosi. Dopo un breve ricovero all’ospedale di Atene fu deportato in Germania e per i due lunghi anni che seguirono la sua famiglia non ne seppe nulla; dopo sofferenze e vicissitudini d’ogni genere arrivò a casa, dove già lo davano per morto, il 17 giugno 1945. Nonostante la sua infermità riuscì negli anni successivi a costruirsi una solida posizione economica e, soprattutto, una famiglia. Non girava sempre in divisa: la indossava solo in alcune manifestazioni pubbliche; i gradi , le medaglie, l’iscrizione nel ruolo d’onore dell’Esercito Italiano furono riconoscimenti successivi. Dietro l’aspetto burbero che molti ricordiamo c’era un animo buono, che avrebbe volentieri cambiato tutte le medaglie e gli onori per una vita normale, ma che ha accettato con coraggio la vita che gli è toccata ed ha cercato di viverla al meglio.



Testo di Carmine Cecere 
Foto Mugnano Antica 



mercoledì 3 giugno 2026

Mugnano, i 117 anni dell' Associazione Sacro Cuore

La presente foto è quella inaugurale dell'Associazione cui fu realizzata nel 1909, anno della sua fondazione, centodiciassette anni or sono. Al centro del gruppo riconosciamo don Eugenio Caianiello, affiancato sulla sua destra da un giovane comandante delle guardie municipali Domenico Palumbo. Sarebbe bello pure conoscere i nomi di tutti i presenti, ma, purtroppo, è cosa ardua. Di sicuro la fotografia è stata scattata davanti il primordiale ingresso del santuario del Sacro Cuore, immagine che provoca un certo sentimento, direi quasi un'effimera dolcezza. Nella foto sottostante ritroviamo nel centro di essa, vestito di nero il simpatico Pasquale, il sacrestano, il factotum della parrocchia di San Biagio. La foto riprende la vecchia sede ubicata all'inizio di Via 4 Martiri negli anni ottanta. Nell'ultima foto scattata, questo 3 giugno 2026, presso l'attuale sede ritroviamo Gigiotto (Luigi Giordano) il presidente e il primo da destra il professore di musica Francesco Iacolare. La foto in alto ci è stata concessa di riprodurla dal presidente al quale porgiamo i nostri ringraziamenti.


Foto degli anni ottanta 

Foto 3 giugno 2026


Testo e foto di Carmine Cecere 

lunedì 1 giugno 2026

Mugnano e il 2 giugno

Viva la nostra amata Repubblica, la nostra amata Costituzione, ciò è per ringraziare all'infinito coloro che tra sacrifici e sofferenze ci hanno donato la libertà, la democrazia. A tutti quelli che sono caduti sui campi di battaglia, nelle strade per cacciare il nemico, la dittatura, l'usurpatore; ai nostri quattro martiri, a Giuseppina Bianco, ai martiri di Giugliano, di Villaricca, agli studenti del Vomero, a Gennarino Capuozzo, a Pansini a Illuminato, a Lenuccia Cerasuolo, ai nostri soldati che passarono con i partigiani, ai soldati IMI (Internati Militari Italiani) che rifiutarono di passare coi tiranni; all'amato presidente Sandro Pertini, a tutte quelle persone semplici che divennero eroi per amor di patria e del prossimo; a tutte quelle bocche che non vollero stare zitte, a quelle mani che attanagliarono il nemico, a quegli occhi luccicanti e impavidi che si scagliarono contro il regime, alle madri e padri costituenti che ci hanno regalato la carta della libertà, a coloro che pur in silenzio gridano il loro: evviva il 2 giugno!!

Nella foto sopra i Vigili del fuoco di Aversa il 2 giugno del 2021 mentre srotolano il tricolore. 


Testo di Carmine Cecere